Carlos Alcaraz, l’improvviso inceppamento dopo il trionfo in Australia: la sconfitta con Korda riapre la corsa al numero 1 con Sinner

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il passaggio dalla stagione sul cemento a quella sulla terra, che tradizionalmente scandisce il ritmo del circuito maggiore, rischia di trasformarsi per Carlos Alcaraz in un passaggio a vuoto ben più profondo di quanto si potesse ipotizzare soltanto qualche settimana fa. Il numero uno al mondo, reduce da un avvio di annata semplicemente perfetto – 16 vittorie consecutive sulla superficie dura, il Career Grand Slam completato a Melbourne con la conquista del suo primo Australian Open e il trofeo sollevato ad Doha – si è trovato improvvisamente a fare i conti con una frenata tanto brusca quanto inattesa. Dopo la semifinale persa con pieno merito a Indian Wells contro Daniil Medvedev, quando gran parte del paddock dava per scontato l’ennesimo atto della nascente rivalità con Jannik Sinner nell’atto conclusivo del torneo californiano, l’eliminazione al Masters 1000 di Miami ha assunto i contorni di una piccola crisi. Lo spagnolo, infatti, è stato sconfitto al terzo turno da Sebastian Korda, numero 36 del ranking, un avversario che nei precedenti lo aveva visto vincitore in quattro circostanze su cinque, con l’unica battuta d’arresto risalente addirittura al secondo turno di Montecarlo nel 2022.

Quella che in apparenza potrebbe sembrare una semplice battuta d’arresto – la più precoce per Alcaraz a Miami dall’anno scorso quando fu eliminato al secondo turno da David Goffin – assume invece una rilevanza considerevole se osservata attraverso la lente della classifica mondiale. Il punteggio attuale, che recita 13.590 punti per il leader spagnolo contro gli 11.450 dell’azzurro, racconta di un vantaggio ancora solido; eppure, a una lettura più attenta, il ko in Florida rappresenta un’occasione mancata pesantissima per Carlitos. Proprio la prematura sconfitta rimediata lo scorso anno in questo stesso torneo fa sì che egli esca da Miami con un magro bottino di soli 40 punti, lasciando sostanzialmente invariato il suo capitale. Dall’altra parte della rete, Jannik Sinner – che per tutto il mese di aprile non avrà alcun punto da difendere a causa dello stop forzato patteggiato con la Wada nella vicenda Clostebol – ha ora la concreta possibilità di rosicchiare il distacco in maniera significativa, mettendo nel mirino l’obiettivo numero uno del ranking.

I numeri del sorpasso e il vantaggio nascosto di Sinner sulla terra

La matematica, in queste situazioni, non mente. Con la vittoria in Florida, Sinner potrebbe spingersi fino a quota 12.400 punti, riducendo il divario da Alcaraz a soli 1.190 punti. Il momento chiave, quello in cui l’italiano potrebbe effettivamente scavalcare il rivale, è individuabile già nel prossimo appuntamento di Montecarlo, primo grande appuntamento stagionale sulla terra battuta. La situazione è resa ancora più fluida dal fatto che il tennista spagnolo, nel Principato, vedrà uscire dal proprio computo i 1.000 punti conquistati lo scorso anno grazie al Titolo, iniziando virtualmente il torneo con 12.590 punti.

Se Sinner dovesse arrivare in finale a Miami – e poi eventualmente trionfare nel Principato – la combinazione potrebbe risultare vincente. Così come, specularmente, all’azzurro basterebbe vincere il titolo a Miami e poi attendere che Alcaraz perda prima dei quarti di finale a Montecarlo per ritrovarsi al comando. Si tratta di scenari che restano per ora confinati al campo delle possibilità, ma che dipingono un quadro nitido: la difesa del primato per Alcaraz si annuncia come un’operazione ad altissimo rischio, considerando il carico di punti che dovrà difendere nei prossimi tre mesi sulla terra rossa europea.

L’analisi di Fognini e il peso della pressione psicologica

Nel frattempo, il torneo di Miami sta regalando spunti di riflessione anche per quanto riguarda il rendimento degli altri azzurri. Flavio Cobolli e Luciano Darderi hanno salutato anzitempo la competizione, arrendendosi rispettivamente a Raphael Collignon e Martin Landaluce, mentre Matteo Arnaldi, nonostante la sconfitta in tre set contro Alexander Shevchenko, ha comunque offerto segnali incoraggianti dopo il recente infortunio al piede. A catturare l’attenzione, però, sono state le dichiarazioni di Fabio Fognini, che dall’alto della sua esperienza ha letto con lucidità le difficoltà di Alcaraz. L’azzurro ha descritto uno spagnolo apparso nervoso e frustrato durante le prime giornate di gara, un’impressione che trova riscontro anche nelle parole dell’ex campionessa Justine Henin, secondo la quale il numero uno al mondo ha pagato una mancanza di “energia e risorse”, una condizione umana dopo un anno di risultati straordinari. Una lettura, quest’ultima, che restituisce l’idea di un tennista forse vittima di un affaticamento mentale, un dettaglio che nelle dinamiche della corsa al numero 1 può fare la differenza tanto quanto la condizione fisica.

La terra battuta come nuovo campo di battaglia

Con l’avvicinarsi della stagione sulla terra rossa, i numeri disegnano un percorso netto: Alcaraz dovrà difendere un bottino di oltre 4.300 punti fino al Roland Garros, forte dei trionfi ottenuti lo scorso anno a Montecarlo, Roma e Parigi. Sinner, al contrario, si presenta a questa tornata con solo 1.850 punti da difendere, un dato che gli garantisce una libertà di movimento e una minore pressione psicologica. L’azzurro, insomma, non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare, mentre il giovane spagnolo – che pure tra qualche settimana eguaglierà il record di 66 settimane da numero 1 – si troverà a giocarsi la vetta del ranking praticamente in ogni turno. La rivalità, già elettrica, si carica così di una posta ulteriore, destinata a tenere gli appassionati incollati agli schermi per tutto il mese di aprile. Il colpo a sorpresa di Sebastian Korda ha semplicemente accelerato un copione che molti addetti ai lavori davano già in scrittura: il duello per il primato mondiale non è mai stato così apertamente combattuto come in questa primavera.

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