Il boss, il manager e il mediatore: gli affari tra mafia e imprenditoria a Palermo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultima operazione antimafia che ha portato all’arresto di 181 persone tra Palermo e provincia ha riportato alla luce un intreccio complesso tra affari legali e illeciti, in cui figure apparentemente distanti come imprenditori, mediatori e boss mafiosi si muovono su un terreno comune. Tra i nomi emersi, quello del geometra Antonio Cannella, noto referente di grandi gruppi imprenditoriali per la realizzazione di centri commerciali, ha attirato particolare attenzione. Cannella, secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe mantenuto rapporti frequenti con Sandro Capizzi, capomafia di Villagrazia, discutendo di progetti e affari che andavano ben oltre la semplice mediazione. Questi incontri, definiti riservati, rivelano un sistema in cui la linea tra legalità e illegalità si fa sempre più sottile.

La retata, che ha coinvolto mandamenti come quello di Santa Maria di Gesù, ha evidenziato una struttura mafiosa ramificata e resistente, spesso descritta come una “bolgia indistruttibile”. Guglielmo Rubino, soprannominato “l’attaccante”, già condannato per reati di mafia e scarcerato nel 2020, è indicato come l’ultimo reggente di questo mandamento, un’enclave geograficamente isolata dove Cosa Nostra continua a esercitare un controllo pressoché totale. La presenza mafiosa, come dimostrato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, non si limita ai soli boss, ma si estende a una rete di collaboratori che spazia dagli spacciatori di droga agli esattori di pizzo, fino ai gestori di agenzie di scommesse e trafficanti di armi online.

Tra gli arrestati figura anche Benedetto Nini Bacchi, imprenditore di Partinico noto come “il re delle scommesse online”. Bacchi, durante l’interrogatorio di garanzia, ha respinto le accuse di minacce ed estorsione legate a un presunto pestaggio ai danni di due fratelli, sostenendo che si trattava di un “recupero crediti assolutamente legale”, documentato da bonifici tracciati. La sua difesa, tuttavia, non cancella i dubbi su come certe attività imprenditoriali possano intersecarsi con metodi e logiche tipiche del contesto mafioso.

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