La beffa dello SPID a pagamento, ma ecco come aggirare l’ostacolo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La questione dello SPID a pagamento sta facendo storcere il naso a molti italiani, dapprima invitati caldamente a registrare l’identità digitale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione e poi di fronte a un cambiamento inaspettato. A determinare che vi sarebbe stato un costo, del resto, è stata Poste Italiane insieme ad altri provider accreditati per il rilascio, sebbene sia possibile ottenere gli stessi identici servizi grazie alla CIE, la Carta di Identità Elettronica. Dal primo gennaio, infatti, lo SPID gestito da Poste Italiane è diventato a pagamento, con un canone annuale di sei euro, una novità che segna la fine di un’era iniziata quasi un decennio fa con la promessa di un accesso digitale libero e universale.

Il contesto e i numeri della diffusione

La misura, che riguarda esclusivamente lo SPID PosteID e non l’intero sistema, interessa una porzione significativa degli utenti, considerando che il provider postale gestisce la maggior parte delle identità digitali attive nel paese. In Toscana, per fare un esempio concreto, al 31 dicembre 2024 risultavano rilasciate oltre settantacinquemila identità digitali attraverso i centocinquantuno sportelli presenti sul territorio, un dato che lascia intuire l’ampiezza del fenomeno su scala nazionale. L’introduzione del canone, annunciata per il 2026 e poi entrata in vigore, non costituisce un caso isolato, poiché altri gestori avevano già applicato tariffe simili nei mesi precedenti, sebbene il costo fissato da Poste Italiane sia stato oggetto di particolare attenzione.

Le implicazioni economiche e di mercato

Nei giorni seguenti l’annuncio, il Titolo di Poste Italiane ha toccato a Piazza Affari un record storico, raggiungendo una capitalizzazione di mercato che ha superato i ventinove miliardi di euro. Gli analisti finanziari hanno rapidamente evidenziato come, stimando circa trenta milioni di italiani in possesso di un’identità SPID rilasciata dal gruppo, l’introito annuo potenziale per l’azienda guidata da Matteo Del Fante si aggirerebbe intorno ai centottanta milioni di euro. Si tratta di un calcolo che, se da un lato fotografa una scelta commerciale, dall’altro solleva interrogativi sull’evoluzione di uno strumento nato per agevolare il rapporto tra cittadino e Stato.

Le alternative disponibili per i cittadini

Di fronte a questa evoluzione, che modifica gli accordi iniziali, rimangono comunque aperte delle strade per coloro che intendono evitare il nuovo canone. La principale alternativa, già operativa e totalmente gratuita, è rappresentata dalla Carta di Identità Elettronica, la CIE, che garantisce un accesso analogo a tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione senza alcun costo aggiuntivo per il cittadino. La sua funzionalità, per molti versi sovrapponibile a quella dello SPID, consente di aggirare l’ostacolo economico, offrendo una soluzione che non richiede ulteriori addebiti annuali e che si basa su uno strumento di identificazione fisica già in possesso degli italiani.

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