Dubai, la paura degli italiani bloccati: chiudono Antico Vinaio e Da Michele. «I nostri ragazzi sotto le bombe»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione in Medio Oriente, dopo l’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente risposta di Teheran, si riverbera con forza anche sulla vita quotidiana di Dubai, mettendo in ginocchio attività commerciali e lasciando centinaia di connazionali in una condizione di stallo e incertezza. Tra i primi a dover fare i conti con il precipitare degli eventi ci sono due eccellenze del made in Italy nel mondo, l’Antica Pizzeria da Michele e All'Antico Vinaio, che hanno dovuto prendere la decisione, sofferta ma inevitabile, di chiudere i battenti dei loro store negli Emirati Arabi Uniti. A raccontare il clima che si respira è Alessandro Condurro, amministratore di Antica Pizzeria da Michele in the World, il quale spiega come i suoi dipendenti, circa trentacinque italiani sparsi tra i sette punti vendita nell'area – tre dei quali a Dubai, uno ad Abu Dhabi e altri tre in Arabia Saudita – stiano vivendo ore di angoscia. C'è chi lavora a Khobar, ci racconta Condurro, località vicina al ponre per il Bahrain e quindi zona particolarmente sensibile, e chi addirittura opera all'interno di un punto vendita situato nell'area di Aramco, prossima a una base Nato. I collaboratori, in contatto quotidiano con la dirigenza, descrivono una situazione di crescente complessità, con intercettazioni di missili da parte della contraerea e detriti che cadono dal cielo, una normalità sconvolta che li ha spinti a chiudere i locali già nel tardo pomeriggio di sabato, quando l'area di The Palm è finita nel mirino.

Il racconto dai luoghi del conflitto e la scelta di sospendere le attività

Il disagio e la paura non risparmiano nessuno, nemmeno i turisti e i volti noti dello spettacolo e dello sport che si trovavano nella regione per impegni lavorativi o vacanze. La lista dei vip italiani bloccati a Dubai e Doha, che include l'ex ct della Nazionale Roberto Mancini, le artiste Big Mama e Luisa Corna, l'ex calciatore Danilo D'Ambrosio e gli influencer Basalari e Cappelli, è solo la punta dell'iceberg di una mobilitazione ben più vasta che coinvolge migliaia di connazionali. Tra questi, anche semplici cittadini come Miriam Rubino, manager pugliese di ritorno da un viaggio di lavoro in India, bloccata a Dubai e costretta a ripararsi in albergo dopo l'allarme missilistico notturno, senza ricevere informazioni ufficiali se non un laconico invito a restare al riparo via social da parte del consolato. La sua testimonianza, raccolta dall'Adnkronos, parla di decine di italiani incontrati in aeroporto, molti dei quali con bambini, tutti accomunati dalla stessa impotenza e dalla mancanza di notizie certe su come e quando poter fare ritorno in patria, complice anche la chiusura della frontiera con l'Oman che preclude ogni via di fuga via terra.

Il caos nei cieli e la task force della Farnesina

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé critico ci pensa la paralisi dei trasporti aerei. Lo spazio aereo di diversi paesi del Medio Oriente è stato chiuso, e le compagnie hanno dovuto correre ai ripari. Ethiopian Airlines, per esempio, ha cancellato fino a nuovo avviso tutti i voli da e per Amman, Beirut, Bahrain, Tel Aviv, Doha, Kuwait, Dubai, Sharjah, Abu Dhabi e Dammam, invitando i passeggeri a verificare costantemente lo stato del proprio volo. All'aeroporto di Roma Fiumicino, dove la media giornaliera si attesta sugli ottocento voli, la situazione è apparentemente tranquilla ma segnata da quarantacinque cancellazioni per quanto riguarda le destinazioni mediorientali, con una dozzina già prevista per la giornata successiva. I vettori, da Ita Airways a Emirates, passando per Ethiad, El Al, Wizz Air e Qatar Airways, hanno provveduto ad avvisare tempestivamente i passeggeri coinvolti, ma il caos resta, e molti viaggiatori si sono ritrovati con la valigia in mano e nessun posto dove andare.

Di fronte a questa emergenza, la macchina diplomatica italiana si è messa in moto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato l'attivazione di una "Task Force Golfo" per gestire le migliaia di richieste di assistenza e coordinare il rientro dei connazionali non appena le condizioni di sicurezza e la riapertura degli spazi aerei lo permetteranno. Al momento, non risultano italiani feriti negli attacchi, ma la preoccupazione principale resta l'elevato numero di persone, tra residenti e turisti, che si trovano negli Emirati Arabi Uniti, stimato in oltre ventimila solo tra i residenti, a cui si aggiunge almeno un migliaio di turisti. Le ambasciate hanno già provveduto a far trasferire i passeggeri in attesa dagli aeroporti agli alberghi, con spese coperte dai paesi ospitanti, e Tajani ha personalmente ringraziato il premier del Qatar per l'assistenza fornita. L'indicazione alle autorità locali, in costante coordinamento con la nostra rete diplomatica, è quella della massima prudenza: in caso di allarme, viene raccomandato di ripararsi in luoghi protetti come garage o piani interrati, lontano da finestre e con spostamenti limitati all'essenziale, in attesa che la situazione evolva e che si possa finalmente tornare a casa.

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