Il giorno in cui il Medio Oriente ha chiuso i cieli: attacco all’Iran, voli cancellati e italiani bloccati a Dubai

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’operazione militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, un’offensiva che il presidente americano Donald Trump ha definito necessaria per eliminare le minacce imminenti del regime di Teheran, ha innescato una reazione a catena i cui effetti si sono riversati immediatamente sulla popolazione civile e sull’intera rete infrastrutturale del Medio Oriente. La risposta iraniana, materializzatasi attraverso il lancio di droni e missili verso basi militari statunitensi nell’area e, in modo significativo, verso obiettivi civili negli Emirati Arabi Uniti, ha costretto le autorità di Dubai a fare i conti con un attacco diretto. A essere preso di mira, in particolare, è stato l’aeroporto internazionale di Dubai, il crocevia più trafficato al mondo per i voli di lungo raggio, dove un drone ha causato danni lievi a un atrio e il ferimento di quattro dipendenti, eventi, questi, che hanno costretto alla rapida evacuazione dei terminal e alla sospensione a tempo indeterminato di tutti i voli.

La chiusura dello spazio aereo, decisa non solo dall’Iran ma anche da Israele e da diversi Paesi del Golfo, ha di fatto paralizzato il traffico aereo su un’area vastissima, creando una situazione di caos logistico che si riverbera da ore. Le compagnie aeree internazionali, dalla Lufthansa alla Air India, fino alla nostra ITA Airways, hanno sospeso le proprie rotte verso e dalla regione, lasciando a terra migliaia di passeggeri e costringendo i vettori a ricalcolare rotte alternative che inevitabilmente aggirano gli spazi aerei chiusi, con un conseguente aumento dei costi operativi e dei tempi di percorrenza. Si tratta di un blocco che per dimensioni e rapidità di propagazione ricorda, seppur in un contesto diverso, le restrizioni imposte dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, ma che in questo caso si concentra in una regione nevralgica per i collegamenti tra Oriente e Occidente.

In questo clima di incertezza e paura, raccontato da alcuni connazionali presenti negli Emirati attraverso messaggi e post sui social, si inserisce la vicenda personale del ministro della Difesa Guido Crosetto. Giunto a Dubai venerdì sera con un volo di linea per ricongiungersi con la famiglia in vacanza, il titolare del dicastero si è ritrovato suo malgrado bloccato insieme a centinaia di altri turisti italiani, impossibilitato a rientrare a causa della sospensione dei voli. Una posizione, la sua, che aveva sollevato qualche polemica politica in patria, ma che nelle ultime ore ha trovato una soluzione alternativa: secondo quanto risulta, Crosetto avrebbe varcato il confine via terra con l’Oman, dove lo spazio aereo è ancora aperto, per essere poi prelevato da un’unità della Difesa locale e fare ritorno in Italia, lasciando la famiglia a Dubai per evitare possibili strumentalizzazioni rispetto alla condizione di disagio vissuta dagli altri italiani.

Turisti in trappola tra crociere ferme e attacchi a sorpresa

Se per il ministro si è profilata una via di fuga, per molti altri italiani la situazione rimane di stallo e apprensione. Il porto di Dubai, ad esempio, trattiene ormai da ore una nave da crociera con a bordo un gruppo di turisti provenienti da Arezzo, ai quali si aggiungono altri connazionali. L’impossibilità di navigare in acque considerate non sicure e la chiusura degli spazi aerei rendono vano qualsiasi tentativo di rientro programmato, lasciando i passeggeri in una sorta di limbo galleggiante, in attesa che la situazione si evolva. A questi si aggiungono testimonianze di cittadini che hanno visto interrompere bruscamente le proprie vacanze: c’è chi, come la rapper Big Mama, è stato dirottato con il proprio volo in mezzo al deserto, continuando a sentire il rumore dei missili in lontananza, e chi, come Ginevra Marmo, una giovane italiana che lavora ad Abu Dhabi, ha assistito direttamente dalle piattaforme di un hotel a The Palm all’esplosione degli attacchi, condividendo sui canali social quei momenti di terrore e incredulità.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intanto, ha attivato la macchina della crisi alla Farnesina, dichiarando la piena disponibilità del governo a procedere con operazioni di evacuazione per i connazionali che dovessero richiederla, così come già avvenuto in occasione delle precedenti fasi critiche del conflitto. Un’opzione, quella dell’esodo assistito, che resta subordinata a una valutazione attenta dei rischi e delle reali condizioni di sicurezza, in un quadro regionale che vede le Forze armate iraniane continuare a colpire obiettivi strategici e in cui perfino un’isola artificiale simbolo del lusso come Palm Jumeirah si è trasformata in un bersaglio.

Il numero complessivo dei voli cancellati in quelle ore ha superato la soglia delle ottocento unità, un dato destinato a crescere con il protrarsi dell’emergenza, mentre i piloti in volo si sono trovati a gestire situazioni di emergenza, con centri di controllo in affanno e aeroporti principali come quello Ben Gurion di Tel Aviv o lo stesso scalo di Dubai ridotti a enormi aree di sosta per viaggiatori in attesa di notizie. Una resa dei conti annunciata da tempo, quella tra l’alleanza occidentale-israeliana e la teocrazia di Teheran, che ha trasformato una regione già di per sé instabile in un teatro di guerra aperto, le cui ripercussioni si misurano non solo sul terreno militare ma anche sulla pelle di civili e viaggiatori, intrappolati loro malgrado in una crisi di proporzioni inedite.

Description: Caos aereo in Medio Oriente dopo l'attacco a Teheran. Oltre mille voli cancellati, turisti italiani bloccati a Dubai e il ministro Crosetto rientra via Oman.

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