Dubai, la paura dei turisti veronesi nei bunker improvvisati degli hotel: “La corsa nei sotterranei appena scatta l’allarme”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La quiete apparente delle vetrine luccicanti e dei grattacieli che si stagliano contro il cielo del Golfo, in queste ore, cela una tensione che per i turisti italiani, e in particolare per quelli provenienti dal Veronese, si è trasformata in una routine fatta di scatti nervosi e rifugi di fortuna. Il conflitto in Iran, con le sue ripercussioni immediate sugli Emirati Arabi Uniti, ha costretto centinaia di connazionali a vivere con il telefono in mano, in attesa di quel suono, descritto come fortissimo e destabilizzante, che preannuncia la necessità di cercare riparo. Non appena la sirena squarcia il silenzio artificiale della metropoli, per questi viaggiatori scatta un copione ormai collaudato: una corsa affannosa giù per le scale, un viavai continuo dalle camere ai piani interrati degli alberghi, quelli che gli addetti alla sicurezza indicano come i luoghi più riparati e sicuri in caso di attacco. È un’esistenza sospesa, quella che stanno conducendo, fatta di attese interminabili e della difficoltà oggettiva di mantenere la serenità quando ogni minimo rumore di sottofondo potrebbe essere presagio di qualcosa di più grave.

La macchina del rientro e il nodo dei minori

Mentre i turisti si dividono tra la paura e la speranza di un imbarco, la macchina della Farnesina si è messa in moto per gestire quella che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito una priorità assoluta: la sicurezza degli italiani nell’area. Nel corso delle comunicazioni urgenti del governo sulla situazione in Iran dinanzi alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato, Tajani ha fornito dati precisi sull’entità dell’esodo. Nella regione, ha spiegato, sono presenti oltre settantamila connazionali, una cifra che include sia i residenti stabili – che costituiscono circa l’ottanta per cento del totale – sia i temporanei, con una concentrazione di circa trentamila persone solo tra Dubai e Abu Dhabi. Un numero così elevato rende complessa qualsiasi operazione su larga scala, tant’è che lo stesso ministro ha escluso la possibilità di un’evacuazione di massa, sottolineando come l’assistenza si stia concentrando su chi manifesta l’intenzione di lasciare l’area.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’operazione più delicata, quella che riguarda i più giovani. Su richiesta specifica del governo italiano, le autorità emiratine hanno messo a disposizione un volo speciale sulla rotta Abu Dhabi-Milano Malpensa, destinato al rientro di circa duecento studenti minorenni attualmente bloccati nel Paese. Per loro, e per le loro famiglie in Italia, l’ansia è stata palpabile: insegnanti e coordinatori didattici, come emerge dalle testimonianze raccolte, hanno descritto un crescendo di preoccupazione all’aumentare delle ore di isolamento. La partenza, inizialmente prevista per le sette di mattina dagli hotel con pullman alla volta di Abu Dhabi, segna un primo, concreto passo verso la normalità, sebbene lo spettro della paralisi dei cieli continui a gettare un’ombra incerta su tutti gli altri viaggiatori.

L’aeroporto paralizzato e la ripresa a singhiozzo

Il caos che ha investito il principale snodo aeroportuale del mondo è stato di proporzioni bibliche. I dati diffusi da Flightradar24 parlano chiaro: solo domenica, oltre 3.400 voli sono stati cancellati in sette aeroporti del Medio Oriente, con Dubai che da sola ha registrato 473 cancellazioni, pari al settantotto per cento del traffico totale. La chiusura degli spazi aerei, imposta per motivi di sicurezza a seguito delle tensioni militari, ha creato un effetto domino che si è riverberato fino in Europa, lasciando a terra non solo i partenti dagli Emirati, ma anche migliaia di passeggeri in viaggio dall’Asia e dall’Australia che avevano scelto le comode coincidenze offerte dalle compagnie del Golfo. Le immagini dell’aeroporto di Dubai, solitamente un formicaio incessante di viaggiatori, hanno mostrato una desolazione inusuale, con voli cancellati e sale d’attesa trasformate in dormitori improvvisati per chi non aveva altra alternativa se non attendere.

La paralisi, tuttavia, sembra aver mostrato timidi segni di cedimento. Se nella giornata di lunedì le operazioni erano ancora pressoché ferme, con Ita Airways e tutti i principali vettori costretti a sospendere le rotte, nella serata è arrivata una prima apertura. Il Dubai Media Office ha confermato una ripresa parziale delle attività, con un numero limitato di voli Emirates e flydubai autorizzati a decollare dal Dubai International e dal Dubai World Central, dando la priorità ai clienti con prenotazioni precedenti alla crisi. Una boccata d’ossigeno per alcuni, ma una goccia nel mare di fronte ai quasi cinquecentomila passeggeri che, secondo le stime, risultano ancora bloccati in tutta l’area.

I corridoi alternativi e l’attesa dei croceristi

Per ovviare al blocco degli aeroporti emiratini, la diplomazia italiana ha dovuto disegnare rotte di fuga alternative, vere e proprie triangolazioni via terra e via cieli ancora aperti. L’esempio più riuscito è stato il volo charter partito da Mascate, in Oman, con a bordo 127 cittadini italiani che erano stati trasferiti via terra da Dubai, grazie all’assistenza congiunta delle ambasciate ad Abu Dhabi e Mascate. Un Boeing 737 della compagnia Oman Air è atterrato a Fiumicino nella serata di lunedì, riportando a casa il primo gruppo di connazionali dopo un viaggio che, per alcuni, è iniziato con una fuga rocambolesca: è il caso di due marchigiani che, per lasciare Dubai, hanno noleggiato un’auto e percorso a piedi gli ultimi chilometri fino al confine con l’Oman. Un’odissea minore rispetto a quella dei croceristi della Msc Euribia, fermi nel porto di Dubai con la nave, in attesa di un trasferimento a Doha che non c’è stato, e costretti a prolungare una vacanza che aveva preso una piega inaspettata.

Il lavoro della Farnesina, ora, si concentra sulla creazione di ulteriori corridoi: da una parte si cerca di portare all’aeroporto di Riad gli italiani bloccati in Qatar e Bahrein, dall’altra si stanno organizzando voli charter per assistere le migliaia di turisti italiani provenienti dalle Maldive che, nel loro viaggio di ritorno, si sono trovati con lo scalo a Dubai improvvisamente inagibile. Un’operazione complessa, resa ancora più difficoltosa dal divieto per le compagnie europee di sorvolare quelle aree di guerra, che obbliga a fare affidamento esclusivamente sui vettori dell’area del Golfo, gli unici autorizzati a muoversi in uno spazio aereo così caldo.

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