Rientrano in Italia gli studenti bloccati a Dubai, ma la paura resta: "Sentivamo le esplosioni"
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Redazione Interno
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Il primo gruppo consistente di studenti italiani, rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti a seguito della repentina chiusura dello spazio aerea decretata dopo gli attacchi nella vicina regione iraniana, è atteso in Italia nella giornata di oggi, con un volo speciale organizzato dalla Farnesina in collaborazione con le autorità locali. Si tratta, per la precisione, di circa duecento giovani, molti dei quali minorenni, che partecipavano a un programma di simulazione diplomatica dell’Onu a Dubai, un’esperienza formativa iniziata il 21 febbraio e che avrebbe dovuto concludersi con un rientro pacifico, e che invece si è trasformata in una prova di resilienza in un contesto di crescente tensione internazionale. Il volo, un collegamento speciale partito da Abu Dhabi e diretto a Milano Linate, porterà a casa anche alcuni cittadini italiani con particolari condizioni di salute, per i quali è stata predisposta un’assistenza dedicata.
Le voci da Dubai tra il desiderio di rientro e il timore per ciò che accade
Tra i viaggiatori in attesa di imbarcarsi, le testimonianze raccolte raccontano di ore trascorse all’insegna dell’incertezza e di una paura tangibile, quella stessa paura che una studentessa, Martina, ha descritto come un sentimento surreale, difficile da elaborare perché calato improvvisamente sulla loro quotidianità di giovani in viaggio. «Stiamo bene», ha riferito, «ma abbiamo paura. Non siamo abituati a vivere queste cose sulla nostra pelle». La svolta nella loro vacanza-studio è arrivata nel pomeriggio di sabato, quando, a poche ore dalla partenza, la notizia degli attacchi ha prima congelato tutti i voli e poi trasformato la notte in un susseguirsi di sirene e di corse verso le aree messe in sicurezza degli alberghi.
La macchina dei rientri, comunque, è in moto a pieno regime. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato l’attivazione di un vero e proprio ponte aereo, con voli charter in partenza non solo da Abu Dhabi ma anche da Mascate, in Oman, dove molti italiani sono riusciti a raggiungere il confine via terra, talvolta noleggiando auto e affrontando il viaggio autonomamente pur di lasciare gli Emirati. Un Boeing 737 della Oman Air, nella serata di lunedì 2 marzo, ha già riportato a Roma Fiumicino i primi 127 connazionali, tra i quali viaggiavano anche la moglie e i figli del ministro della Difesa Guido Crosetto, rientrati dall’Oman dopo essere stati trasferiti da Dubai. Il racconto di una ragazza appena scesa dall’aereo a Fiumicino non lascia spazio a fraintendimenti sulla tensione vissuta: «Ho avuto paura di morire», ha dichiarato, descrivendo l’angoscia di essere rinchiusi nei sotterranei degli alberghi mentre fuori la situazione degenerava.
Lo stallo di chi ancora aspetta e la paura di chi vive lì
Non per tutti, però, il rientro è stato così rapido o immediato. Il caso di Annachiara Sarto, una giovane esperta in diritti umani di ritorno da una missione in Nepal, fotografa con precisione lo smarrimento e le difficoltà logistiche affrontate da molti turisti. Bloccata a Dubai, si è ritrovata senza un volo riprogrammato e senza una sistemazione alberghiera certa, costretta a uscire nonostante le raccomandazioni per cercare un ristorante dove mangiare, dal momento che la sua struttura non forniva pasti. «Onestamente inizio ad essere in difficoltà», ha confessato, in attesa di un contatto da parte dell’ambasciata o del consolato che le consentisse di organizzare il rientro.
E poi ci sono gli italiani che a Dubai ci vivono e ci lavorano da anni, e che hanno vissuto sulla loro pelle il precipitare degli eventi. Alessio De Mitri, un manager trevigiano, ex assessore provinciale di Forza Italia, stava parlando al telefono con il padre quando è stato costretto a interrompere bruscamente la conversazione. «Scusa papà, ti devo mettere giù: sento delle esplosioni arrivare da fuori», ha detto prima di chiudere la comunicazione, lasciando il genitore a Montebelluna con il fiato sospeso. La sua famiglia, per precauzione, ha poi lasciato Dubai per rifugiarsi in una località nel deserto, lontana da obiettivi sensibili, a testimonianza di un clima di apprensione che non risparmia né turisti né residenti, mentre la macchina della Farnesina, con una task force già operativa a Mascate, lavora per riportare in Italia tutti i connazionali che ne facciano richiesta.




