Crosetto lascia Dubai, il ministro rientra con un volo militare e paga il triplo: «Mia moglie resta qui»
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Redazione Interno
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Il Gulfstream g550 dell’Aeronautica militare, un velivolo che normalmente svolge missioni di sorveglianza e comando e controllo, è atterrato nel pomeriggio in Medio Oriente per una missione che non aveva nulla a che fare con la raccolta di informazioni strategiche bensì con il recupero del titolare del dicastero che di quei velivoli dispone, Guido Crosetto, il quale era rimasto bloccato a Dubai con i suoi familiari a causa della chiusura dello spazio aereo imposta dopo gli attacchi di rappresaglia lanciati dall’Iran contro i Paesi del Golfo. Il ministro della Difesa, una volta raggiunto dall’aereo militare, ha lasciato gli Emirati Arabi Uniti a bordo di un convoglio blindato che lo ha condotto fino al confine con l’Oman e da lì, nella capitale Mascate, è infine decollato alla volta di Roma, ma non prima di aver affidato a un post pubblicato sul suo profilo X la cronaca di quelle che sono state ore di tensione e di polemica politica. «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione delicata con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero», ha scritto il ministro, spiegando che la scelta di tornare da solo, lasciando la famiglia a Dubai, risponde alla necessità di non esporre «ad ulteriori pericoli altri che viaggiando con me in condizioni attuali possono essere messi a rischio».
La scelta di pagare il triplo per evitare strumentalizzazioni
La decisione di utilizzare un velivolo di Stato per il rientro, un gesto che in altre circostanze sarebbe parso scontato per un membro del governo bloccato all’estero in una zona di crisi, è stata al centro di un acceso dibattito politico che ha visto il Movimento 5 Stelle chiedere le dimissioni del ministro e i social network inondati di meme e commenti sarcastici sulla sua posizione. Crosetto, che era partito venerdì con un volo civile per raggiungere i familiari in quella che doveva essere una breve vacanza, ha voluto prevenire le critiche annunciando di aver personalmente provveduto al pagamento del viaggio: «Ho bonificato un’ora fa al Comando del 31esimo stormo di Ciampino un importo triplo rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato, in modo tale da togliere anche la possibilità di attaccarmi dicendo che sono tornato usando un volo di Stato». Il ministro ha definito «vergognoso e basso» il modo in cui è stata strumentalizzata una situazione determinata da eventi imprevedibili come l’attacco missilistico su Dubai, città che nelle precedenti crisi iraniane era stata risparmiata e che manteneva l’aeroporto operativo, circostanza che rendeva la sua presenza lì, a suo dire, tutt’altro che inopportuna.
Il questore di Roma bloccato e l’unità di crisi della Farnesina
Nella stessa città degli Emirati, e per analoghi motivi personali, si trovava bloccato anche il questore di Roma Roberto Massucci, il quale, pur lontano dalla sua sede, ha continuato a mantenere i contatti con i vertici della polizia capitolina seguendo da remoto l’evolversi della situazione e coordinando, in videoconferenza, le misure di sicurezza nella Capitale in un momento di alta tensione internazionale. Non solo turisti e personalità istituzionali, ma centinaia di italiani risultano ancora fermi negli Emirati in attesa che la situazione torni alla normalità e che i voli di linea, sospesi fino almeno al 7 marzo, possano riprendere le loro operazioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un punto stampa alla Farnesina, ha espresso preoccupazione per il numero elevato di connazionali che necessitano di rientrare, assicurando che non ci sono pericoli immediati per la loro incolumità e che l’unità di crisi sta seguendo con attenzione l’evolversi degli eventi, anche alla luce del fatto che un edificio vicino all’ambasciata italiana ad Abu Dhabi è stato colpito durante i bombardamenti.
La dinamica degli eventi e la gestione della crisi
Il ministro Crosetto, raggiunto telefonicamente mentre si trovava ancora in volo, ha raccontato di non aver chiuso occhio e di aver trascorso una lunga giornata segnata non solo dalle difficoltà logistiche legate al rientro ma anche dalle polemiche politiche montate in patria. La sua versione dei fatti, ribadita nel post, insiste sul concetto che la sua permanenza forzata a Dubai si sia rivelata utile per la gestione della crisi, consentendogli interlocuzioni dirette con i colleghi europei e mediorientali e con il Pentagono, e che la mancata previsione di un attacco su Dubai giustifichi la sua partenza per quella destinazione. Tajani, interpellato sulla questione, ha ammesso di non essere stato informato preventivamente della presenza del collega a Dubai, precisando che il governo italiano è stato allertato da Israele a operazione militare ormai iniziata, quando il ministro Sa'ar lo ha chiamato per comunicargli che l'attacco era in corso.




