Il ministro Crosetto bloccato a Dubai con la famiglia, l'attacco all'Iran lo costringe a partecipare in video al vertice di palazzo Chigi
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Redazione Interno
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Il titolare della Difesa, Guido Crosetto, si trova attualmente impossibilitato a rientrare in Italia, bloccato a Dubai insieme ai suoi familiari a causa della repentina chiusura dello spazio aereo imposta dopo l'offensiva militare lanciata questa mattina da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il ministro, come si è appreso da fonti vicine al dicastero, era partito ieri da Roma con un volo di linea civile, un particolare che ha sollevato piú di una curiosità, per ricongiungersi con i propri cari che già si trovavano negli Emirati Arabi Uniti per una vacanza; la sua intenzione, com'è ovvio che fosse, era di fare ritorno in Italia nel pomeriggio di oggi, ma il raid congiunto e la conseguente, violenta risposta di Teheran, che non ha risparmiato obiettivi nella stessa Dubai – dove si registrano esplosioni e un incendio presso l'hotel Fairmont sull'isola artificiale di Palm Jumeirah, con quattro feriti – hanno di fatto cancellato ogni possibilità di partenza, con la compagnia di bandiera ITA Airways che ha sospeso i collegamenti verso l'emirato almeno fino a domani.
Nonostante la distanza e la situazione di stallo nell'aeroporto internazionale, uno degli scali piú trafficati del pianeta con migliaia di voli cancellati e passeggeri in attesa, Crosetto ha comunque preso parte, seppur in videoconferenza, al vertice convocato d'urgenza questa mattina a palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Una riunione, quella svoltasi a Roma, resa necessaria per valutare la rapida degenerazione della crisi in Medio Oriente e coordinare le iniziative del governo, alla quale hanno partecipato fisicamente il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario Alfredo Mantovano, mentre in collegamento, oltre allo stesso Crosetto, c'erano anche il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.
L'attacco di Israele e Usa e la risposta di Teheran, Tajani parla di un conflitto destinato a durare
L'operazione militare, che secondo fonti israeliane ha visto impiegare circa duecento caccia colpire cinquecento obiettivi sul territorio iraniano, rappresenta – come dichiarato dalle stesse forze armate dello Stato ebraico – il piú esteso raid aereo nella storia della sua aviazione. Un attacco che, stando a quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa, avrebbe causato centinaia di vittime e feriti in ventiquattro province del paese, scatenando la reazione dei Pasdaran, che hanno rivendicato il lancio di missili e droni verso basi statunitensi nella regione del Golfo e verso Israele, dove le sirene continuano a suonare su Tel Aviv. In questo scenario di fuoco, l'Iran ha anche dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per i traffici marittimi globali, un gesto dalla portata economica potenzialmente devastante.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa alla Farnesina, ha delineato la posizione italiana e le previsioni sull'evolversi degli eventi, sottolineando come non ci si trovi di fronte a un'operazione lampo. L'obiettivo dichiarato, ha spiegato il titolare della Farnesina, sarebbe quello di smantellare lo strumento bellico iraniano, ritenuto particolarmente pericoloso per Israele e per le basi americane presenti nell'area, aggiungendo che Teheran, con il suo programma missilistico e le sue ambizioni nucleari, rappresenta una minaccia anche per l'Europa, un'analisi questa che convergerebbe con le valutazioni espresse dall'Unione europea. Tajani ha inoltre riferito di essere in costante contatto con gli ambasciatori italiani nei paesi mediorientali per monitorare la situazione del personale militare e dei civili, ricordando che sono circa 470 i connazionali residenti in Iran, per i quali il governo è pronto a organizzare piani di evacuazione, mentre nei giorni scorsi la presenza diplomatica a Teheran era già stata ridotta al minimo.
La polemica politica sui Cinquestelle e la situazione degli altri italiani nell'area
L'essere rimasto bloccato a Dubai, un contrattempo che nulla toglie alla gravità del momento ma che ha offerto uno spunto per lo scontro politico, è stato immediatamente utilizzato dalle opposizioni per attaccare l'esecutivo. I parlamentari del Movimento Cinque Stelle hanno diffuso una nota in cui definiscono quanto accaduto al ministro come la riprova della marginalità del governo italiano sullo scacchiere internazionale, sostenendo che la centralità dell'esecutivo predicata da Giorgia Meloni esisterebbe soltanto in una dimensione fantastica, mentre la realtà mostrerebbe un'Italia in una posizione di totale irrilevanza. Dichiarazioni che hanno scatenato la pronta replica di Fratelli d'Italia, con il deputato Mauro Malaguti che ha accusato i pentastellati di mancare di rispetto a un connazionale in difficoltà, auspicando invece che si dovesse sperare per lui un veloce rientro in sicurezza, e bollandone l'atteggiamento come tipico di chi è abituato a atteggiamenti irriguardosi.
Al di là delle polemiche e delle sorti del ministro, la Farnesina sta seguendo con apprensione la sorte delle migliaia di italiani presenti nell'area, stimati in circa 58mila tra Israele, Iraq e penisola arabica, con la maggior concentrazione proprio negli Emirati Arabi Uniti – quasi 22.400 – e in Israele – oltre 20.800. Tra loro, come riportato da alcune agenzie, ci sarebbero anche duecento studenti delle superiori, giunti a Dubai per un progetto di studio e ora impossibilitati a ripartire, così come un gruppo di turisti sardi bloccati su una nave da crociera nel porto della città. Situazioni di stallo e apprensione che riguardano anche volti noti, come la rapper BigMama, che ha raccontato sui social di essere terrorizzata e di sentire i missili sulla testa mentre il suo volo, partito da Malé, è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai.




