Il cielo di Dubai si è spento, il deserto trema: la rappresaglia iraniana mette in ginocchio l’hub del Golfo e migliaia di italiani restano sospesi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra, quella con il rombo sordo dei missili e il bagliore delle esplosioni, non è più una minaccia lontana raccontata dai tg, ma una presenza fisica che ha squarciato il silenzio del deserto e il lusso ovattato di Dubai. Dalla serata di sabato, la tanto attesa rappresaglia dell’Iran contro Israele e gli Stati Uniti – scattata dopo l’attacco congiunto del 28 febbraio che ha preso di mira, tra gli altri, obiettivi sensibili a Teheran -1-10 – ha allungato i suoi tentacoli fino al cuore pulsante degli Emirati Arabi Uniti. Non si è trattato di una scaramuccia diplomatica, ma di un’azione concreta: missili e droni hanno solcato i cieli del Golfo, e uno di questi, o forse più, ha centrato l’isola artificiale di Palm Jumeirah, colpendo un resort di lusso e ferendo quattro persone, in un attacco che suona come un avvertimento chiarissimo al modello economico dell’emirato.

L’aeroporto internazionale di Dubai (DXB), da sempre il nodo scorrevole attraverso cui transitano ogni giorno centinaia di migliaia di passeggeri in connessione tra Oriente e Occidente, è stato costretto a chiudere i battenti insieme allo scalo di Al Maktoum. Una paralisi che non ha precedenti per estensione e che, nelle prime ore, ha già provocato la cancellazione o il dirottamento di centinaia di voli, intrappolando a terra un flusso umano stimato in oltre 260.000 viaggiatori al giorno. Mentre le autorità locali corrono ai ripari e tentano di gestire l’emergenza, le sale d’attesa si riempiono di turisti e uomini d’affari, e le hall degli alberghi, svuotate in fretta delle loro piscine, si trasformano in rifugi improvvisati.

Miliardi a terra e un motore economico che si blocca: le conseguenze dello stop ai voli

Fermare Dubai, anche solo per poche ore, significa mettere un freno a un ingranaggio economico dal valore inestimabile. Le prime stime dei danni, seppur parziali, dipingono uno scenario a tinte fosche per le casse dell’emirato. Emirates, la compagnia di bandiera che con i suoi ricavi giornalieri si aggira intorno ai cento milioni di dollari, si trova di fronte a perdite potenziali che potrebbero lievitare in maniera esponenziale con il prolungarsi della chiusura dello spazio aereo. Non si tratta solo di biglietti venduti e poi rimborsati, ma di un indotto immenso che resta fermo: le vendite dei duty free, le prenotazioni alberghiere cancellate in tutta la città, i ristoranti vuoti, i centri commerciali silenziosi. Ogni minuto di inattività del DXB, secondo alcune analisi, potrebbe costare fino a un milione di dollari in termini di mancati guadagni sull’intera filiera, dalle tasse aeroportuali al commercio al dettaglio, che dell’afflusso di visitatori internazionali rappresenta una delle principali linfe vitali.

Il colpo inferto dall’Iran non è solo militare, ma anche strategico: colpendo Dubai, Teheran ha mandato un messaggio inequivocabile a chi, come gli Emirati, ha costruito la propria potenza sulla neutralità politica e sulla sicurezza percepita come assoluta. L’indice della borsa di Dubai ha già accusato il colpo, perdendo terreno e capitalizzazione, mentre gli investitori osservano con apprensione un conflitto che ora lambisce direttamente i loro interessi. I cieli del Medio Oriente sono un campo minato: undici nazioni hanno chiuso o limitato il proprio spazio aereo, costringendo i vettori internazionali a deviare su rotte più lunghe e costose, con un aggravio di carburante e tempi di percorrenza che mette a dura prova i bilanci di compagnie già provate.

Italiani nel mirino: studenti bloccati e il ministro Crosetto in attesa

In questo scenario di incertezza e paura, la presenza italiana nella regione si è fatta improvvisamente tangibile e vulnerabile. Non si contano solo i turisti in vacanza, ma anche lavoratori, studenti e persino membri del governo. Circa duecento ragazzi italiani, partecipanti al progetto “L’ambasciatore del futuro” promosso da WSC Italia Global Leaders, si trovano bloccati a Dubai. Studenti delle superiori, partiti il 21 febbraio per uno stage formativo, avrebbero dovuto fare rientro sabato 28, ma il loro volo è stato cancellato e la partenza è slittata, al momento, al 3 marzo, in attesa che la situazione si normalizzi. Le famiglie, in contatto costante con i tutor, vivono ore di apprensione, mentre i ragazzi, sistemati in albergo, assistono da spettatori involontari a un conflitto che si consuma a poche miglia dalle loro finestre.

Tra i connazionali sorpresi dall’escalation c’è anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Giunto a Dubai con un volo civile venerdì per ricongiungersi con la famiglia e riportarla in Italia, il ministro è rimasto a terra a causa della cancellazione di tutti i collegamenti. Una circostanza che, al netto della sicurezza personale, lo ha costretto a seguire gli sviluppi della crisi direttamente dagli Emirati, in costante contatto con Roma, con il Presidente del Consiglio e con i ministri degli Esteri, per coordinare le iniziative diplomatiche e garantire la tutela dei connazionali. Sono numerose, del resto, le testimonianze di italiani che hanno vissuto sulla propria pelle quei minuti di terrore: c’è chi era in piscina e ha visto i caccia sorvolare l’area prima di sentire le esplosioni, chi si è barricato in casa seguendo le indicazioni delle ambasciate, e chi, come un manager italiano rimasto bloccato a Milano, ha seguito da lontano le sorti della propria famiglia, sentendosi raccontare di missili intercettati nel deserto vicino a casa. La Farnesina, attraverso la sua unità di crisi, lavora senza sosta per fornire assistenza e monitorare la situazione di tutti i cittadini italiani presenti in una regione che, da un momento all’altro, ha visto il proprio equilibrio frantumarsi.

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