Gli italiani a Dubai tra paura e attesa: “Abbiamo dormito in auto, i missili passano sui nostri cieli”
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Redazione Esteri
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Il boato è stato descritto come qualcosa di assordante, un rumore secco e profondo che ha squarciato il silenzio del tramonto, seguito quasi subito da un bagliore accecante e da fiamme altissime. Livia Iaccarino, che con il marito Alfonso, patron di un noto ristorante della penisola sorrentina, si trovava nella propria abitazione a Dubai, ha raccontato quei momenti con la voce calma ma segnata dallo choc: l’esplosione, lo hanno capito presto, aveva colpito l’Hotel Fairmont, uno degli alberghi di lusso sull’isola artificiale di Palm Jumeirah. La loro abitazione è vicinissima a quel punto, tanto che il residuo di un missile è finito a poca distanza dal loro appartamento. Immediata, raccontano, è scattata la procedura di sicurezza: un avviso li ha costretti a scendere nei piani interrati del garage, al livello meno due, dove insieme ad altri residenti hanno trascorso la notte, chi disteso per terra, chi cercando di riposare all’interno della propria auto, in attesa che l’allarme rientrasse. Una nottata che il noto chef ha definito “molto strana”, e dalla quale sono emersi all’alba, quando è stato consentito di fare ritorno negli appartamenti, pur vivendo con l’ansia costante di dover ricevere un nuovo alert sul telefono che imponga di nuovo di cercare riparo.
Il terrore nel cielo e il desiderio di fuga
Tra i tanti italiani rimasti bloccati nell’emirato c’è anche Giovanni D’Angeli, originario del Reatino, consigliere comunale di Contigliano, giunto a Dubai con la moglie e il figlio di appena tre anni. In un messaggio pubblicato sui social, D’Angeli ha raccontato di aver sentito distintamente il passaggio di missili e droni sopra la propria testa, una sensazione di impotenza e paura che ha descritto come insopportabile, sottolineando con forza il desiderio della sua famiglia di fare ritorno a casa. La loro voce si unisce a quella di molti altri turisti e residenti, inclusa la rapper BigMama, che ha parlato di un vero e proprio incubo fatto di missili percepiti costantemente sulla testa mentre il suo volo, partito dalle Maldive, veniva dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. Il caos, del resto, non ha risparmiato nessuno: il ministro della Difesa Guido Crosetto, che si trovava a Dubai per ricongiungersi con la propria famiglia, è rimasto bloccato insieme ai suoi cari, partecipando in remoto al vertice convocato a Roma dalla presidente del Consiglio per monitorare la crisi.
La notte nei garage e la ripresa della vita sotto scorta
Mentre il sole sorgeva su Dubai, la città tentava di riavviare la propria routine, seppur con la precauzione di restare in allerta. Lo chef stellato Alfonso Iaccarino, parlando nelle ore immediatamente successive alla fine del coprifuoco, raccontava di come, poco dopo essere risalito in appartamento, avesse nuovamente sentito il boato assordante di un aereo militare, probabilmente un caccia, che solcava il cielo. Il rumore, racconta, era talmente potente da essere percepito in modo nitido nonostante il velivolo non fosse nemmeno visibile, segno evidente di una presenza militare massiccia a presidio dello spazio aereo. La città, e in particolare la zona di Palm Jumeirah, epicentro dell’attacco che ha visto l’Hotel Fairmont andare a fuoco con quattro feriti, è tornata a vivere con la consapevolezza di essere diventata un obiettivo. Un sous chef del Bvlgari Resort Dubai, pur ammettendo che le autorità locali rassicurano sulla tenuta del sistema di difesa che intercetta i missili in aria, ha confermato di vivere con apprensione quelle che sono le prime ore di un conflitto vissuto in prima linea.
Una paralisi aerea senza precedenti dai tempi del Covid
La portata dell’escalation è tale da aver provocato la più grande interruzione del trasporto aereo globale dai tempi della pandemia. Lo spazio aereo di Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti è stato chiuso o pesantemente limitato, costringendo compagnie di tutto il mondo a cancellare o ritardare i propri voli. Vettori del calibro di Emirates, Etihad, Air France, British Airways, Lufthansa, Air India e Turkish Airlines hanno sospeso le operazioni verso le principali destinazioni mediorientali, con cancellazioni a catena che secondo gli analisti riguardano migliaia di collegamenti e che stanno causando perdite miliardarie per il settore, in un momento in cui il prezzo del petrolio ha già superato la soglia dei cento dollari al barile. Per molti di questi italiani, come i 204 studenti in viaggio di istruzione bloccati in albergo, l’unica certezza è l’impossibilità di ripartire, in attesa che l’Unità di crisi della Farnesina, costantemente in contatto con il console italiano a Dubai, riesca a trovare rotte alternative o una finestra per il rientro.




