BigMama bloccata a Dubai e l’incubo dei missili: “Siamo terrorizzati, vogliamo tornare a casa”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il lusso artificiale di Dubai, quella sua ostentata bolla di sicurezza che sembrava immune dalle turbolenze del Medio Oriente, si è infranto contro il boato dei missili. Nelle ultime ore, mentre la rappresaglia iraniana seguiva gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, decine di italiani sono rimasti intrappolati negli Emirati Arabi Uniti, con lo spazio aereo improvvisamente chiuso e la paura che entrava nelle stanze degli hotel di lusso. Tra loro c’è Marianna Mammone, in arte BigMama, la cui voce, solitamente potente e scenica, si è rotta in un pianto di terrore affidato alle storie di Instagram. La cantante, che due anni fa calcarono il palco dell’Ariston a Sanremo, si è trovata catapultata in una scenografia da film distopico, dove il pericolo non era più una metafora ma una detonazione percepita vicinissima.

Il suo racconto, frammentato in diretta social, descrive un viaggio di ritorno trasformato in un incubo logistico e psicologico. Partita dall’aeroporto di Malé, nelle Maldive, BigMama ha visto il suo volo venire dirottato non su una pista convenzionale, ma in una zona desertica nei pressi di Dubai, per poi essere trasferita, insieme ad altri passeggeri, in un hotel della città. Ed è tra quelle mura, che avrebbero dovuto rappresentare un rifugio temporaneo, che la tensione è diventata insopportabile: “Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa – ha spiegato in un video diventato virale – Io sono terrorizzata, siamo tantissime persone in questa situazione. Vi prego, occhi su di noi, vogliamo tutti tornare a casa”.

Non è solo la fama di BigMama a dare il volto a questo dramma collettivo. Dietro di lei c’è una folla di connazionali, molti dei quali residenti o in vacanza, che vivono le stesse ore di angoscia. Raimondo Volpe, manager italiano di una società americana nel settore delle costruzioni, vive con la famiglia a Dubai, ma in questi giorni si trova bloccato a Milano a causa della cancellazione dei voli. Lui, lontano fisicamente, ha vissuto l’attacco attraverso i racconti di sua moglie, rimasta nell’emirato con il figlio. “Mi ha raccontato che un paio di missili sono arrivati nell’area dove viviamo, nel deserto – ha dichiarato all’Adnkronos – ma sono stati intercettati dalla contraerea. Certo, la tensione e la preoccupazione non sono mancate tra la gente”. Un’amara conferma che la guerra, quando bussa, non bada alle zone residenziali più esclusive.

E se i residenti tremano per le loro case, i turisti vedono infrangersi il sogno di una vacanza. Adalberto Arangino, ristoratore sardo di 59 anni emigrato in Germania, si trovava a Dubai con la moglie e un gruppo di amici. Quello che doveva essere un soggiorno di relax si è trasformato in una via crucis fatta di boati e colonne di fumo. “Mentre passeggiavamo per le vie di Dubai – ha raccontato – siamo stati sorpresi dalla presenza di droni in cielo, che sganciavano degli ordigni nei palazzi vicini al Fairmont Hotel”. La sua testimonianza, ripresa anche da un video che mostra una colonna di fumo alzarsi in lontananza, dipinge una città in tilt, dove l’ambasciata, contattata disperatamente, è apparsa per lunghi minuti irreperibile di fronte all’emergenza.

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