Dubai nel mirino, la rappresaglia iraniana colpisce il cuore turistico del Golfo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La risposta militare dell’Iran all’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele – un’operazione che lo stesso presidente americano Donald Trump, dalla sua residenza di Mar-a-Lago, ha descritto come “massiccia e in corso” – non ha risparmiato i centri nevralgici del lusso e del turismo mondiale, gettando nello sconcerto migliaia di civili, tra cui molti italiani. Se le basi militari statunitensi dislocate in Medio Oriente rappresentavano l’obiettivo strategico primario della rappresaglia degli Ayatollah, a farne le spese sono state anche aree simbolo degli Emirati Arabi Uniti, come la celeberrima isola artificiale di Palm Jumeirah a Dubai, dove un missile ha centrato il Fairmont, uno degli hotel di lusso più iconici, ferendo quattro persone e sollevando una densa colonna di fumo nero.

La scelta di colpire un’enclave residenziale e turistica, per giunta in un momento della giornata in cui le spiagge e le piscine pullulano di visitatori – come dimostrano i video diventati virali sui social che ritraggono bagnanti in costume mentre, con lo sguardo rivolto al cielo, osservano i missili intercettati dalla contraerea – ha assunto i contorni di un messaggio inquietante e spregiudicato. È il designer di gioielli Amedeo Scognamiglio, presente a Dubai, a offrire la chiave di lettura più lucida di quanto accaduto: “La situazione è surreale. Siamo preoccupati, hanno colpito una zona turistica”. Il suo commento, ripreso da diverse agenzie, sottolinea la particolarità del bersaglio: “La Palma non è un obiettivo strategico, né militare, ma una zona dove vivono molti russi, oltre che europei. Colpire un’enclave russa mi sembra molto spregiudicato da parte degli iraniani”, un’analisi che evidenzia la volontà di Teheran di mostrare la propria capacità di interdizione, colpendo non solo installazioni belliche, ma il cuore pulsante dell’economia e della stabilità politica emiratina.

Il dramma dei turisti italiani e il caos aeroportuale

In questo scenario di paura e paralisi, si inseriscono le voci dei connazionali bloccati. Tra questi, la cantante BigMama, che ha raccontato la propria odissea via social con un accorato appello. Partita dall’aeroporto di Malé, il suo volo è stato dirottato e fatto atterrare in una zona desertica nei pressi di Dubai, prima che i passeggeri venissero trasferiti in un hotel. “Stiamo vivendo un vero incubo – ha dichiarato in un video diffuso in rete – sentiamo i missili sulla testa, siamo tantissimi italiani in questa situazione e abbiamo solo una gran paura. Vi prego di condividere, di muovere tutte le forze possibili, vogliamo solo tornare a casa”. Il suo è solo uno dei tanti grigi d’allarme che giungono dalla regione, dove il numero di italiani presenti si stima tra i tredicimila e i ventimila, a cui si aggiungono centinaia di studenti in vacanza studio e turisti in transito.

La macchina dei rimpatri, al momento, si scontra con un ostacolo insormontabile: la chiusura totale dello spazio aereo degli Emirati. Il Dubai International, scalo nevralgico per il traffico passeggeri mondiale, e l’aeroporto Al Maktoum hanno sospeso tutte le operazioni a data da destinarsi, provocando la cancellazione di centinaia di voli e perdite economiche che gli analisti già definiscono miliardarie. In questa impasse si trova anche il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, giunto a Dubai venerdì con la famiglia per motivi personali e impossibilitato a ripartire con un volo di linea, proprio come migliaia di altri cittadini, a testimonianza della natura totalizzante del blocco.

Basi militari nel mirino e intercettazioni a tappeto

La risposta di Teheran, tuttavia, non si è limitata a colpire simboli civili. Secondo quanto ricostruito dalle agenzie internazionali, l’ondata di missili balistici e droni ha preso di mira numerose installazioni militari americane sparse per il Golfo. Fonti vicine ai pasdaran, citate dall’agenzia Nour News, hanno rivendicato attacchi contro la base aerea di Al Udeid in Qatar – la più grande base americana in Medio Oriente – e contro il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrain. In Kuwait, Iraq e Giordania sono state segnalate altre esplosioni, con i rispettivi sistemi di difesa che, in molti casi, sono riusciti a intercettare i vettori in avvicinamento.

Le autorità locali, nel tentativo di contenere il panico, hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a seguire le direttive della protezione civile. Le immagini che giungono da Dubai e Abu Dhabi, però, raccontano una realtà fatta di sirene, detriti caduti su aree residenziali – con almeno una vittima accertata nella capitale emiratina – e un silenzio innaturale che, come descritto da Scognamiglio, ha sostituito la consueta movida serale. La contraerea degli Emirati continua a scandagliare i cieli, mentre la comunità internazionale osserva con apprensione l’evolversi di una crisi che ha ormai varcato la soglia del conflitto aperto e che, per la prima volta, ha infranto il senso di invulnerabilità di quelle scintillanti città del deserto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.