Meloni e Leone XIV, prima telefonata: guerra e intelligenza artificiale al centro del colloquio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A una settimana esatta dall’elezione del nuovo pontefice, avvenuta l’8 maggio nella Cappella Sistina con la scelta dei 133 cardinali, si è svolto ieri il primo contatto ufficiale tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e Papa Leone XIV. La telefonata, durata circa quindici minuti, è stata descritta in ambienti governativi con toni «caldi e cordiali», segnando l’inizio di un dialogo che si preannuncia intenso su temi cruciali, dalla ricerca della pace alle sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Il momento scelto per questo scambio non è casuale. Mancano infatti pochi giorni alla cerimonia di intronizzazione di Robert Francis Prevost – che domenica prossima salirà ufficialmente sul soglio di Pietro – e Roma si prepara a un nuovo test organizzativo dopo quello superato «a pieni voti», come è stato definito, in occasione delle esequie di Papa Francesco. Allora, nonostante l’enorme afflusso di fedeli e capi di Stato, tutto funzionò senza intoppi, dimostrando la capacità della capitale di gestire eventi di portata globale.
Quello tra Meloni e Leone XIV è stato un dialogo improntato alla concretezza. Se da una parte il governo italiano ha ribadito la propria vicinanza alle posizioni del Vaticano, dall’altra il pontefice – che già nell’omelia ai cardinali e nel discorso urbi et orbi aveva mostrato una particolare attenzione ai temi sociali – ha confermato la volontà di confrontarsi su questioni come la guerra e l’impatto dell’IA, ambiti in cui la Chiesa cattolica intende far sentire la propria voce.
Sulle origini del nuovo papa, intanto, continuano a emergere dettagli che ne delineano il profilo. Robert Francis Prevost, noto tra i suoi come «Bob», è figlio di una madre «colta e santa», come la definisce chi l’ha conosciuta, cresciuto in una casa «piena di libri» che ne ha plasmato la formazione. Un retrato lontano dagli stereotipi, quello di Leone XIV, che Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere della Sera, ha ricostruito nel suo libro sul Conclave, ripercorrendo i retroscena e le emozioni di quei giorni decisivi.




