Londra, fermati due uomini per le ambulanze ebraiche bruciate. E in Europa spunta la pista iraniana
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Redazione Esteri
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La notte tra domenica e lunedì, nel quartiere londinese di Golders Green, quello dove risiede la più folta comunità di ebrei osservanti della capitale, quattro ambulanze dell’associazione di volontariato Hatzola sono state date alle fiamme mentre erano parcheggiate dinanzi a una sinagoga. L’attacco, che ha causato l’esplosione delle bombole d’ossigeno a bordo dei mezzi con la conseguente evacuazione di alcuni residenti, è stato subito inquadrato dalle autorità britanniche come un crimine d’odio a sfondo antisemita. E nelle ultime ore Scotland Yard ha fatto sapere di aver fermato due uomini, cittadini britannici rispettivamente di 47 e 45 anni, nell’ambito di un’indagine che, pur non essendo stata formalmente classificata come terrorismo, è stata affidata alla competenza della polizia antiterrorismo.
Le indagini, coordinate da Commander Helen Flanagan, si concentrano ora sulla verifica delle immagini delle telecamere di sorveglianza che mostrerebbero la presenza di almeno tre sospettati sul luogo del rogo, lasciando aperta la possibilità di ulteriori arresti. Nel frattempo, il servizio di emergenza Hatzola, grazie a un prestito straordinario del London Ambulance Service e a una raccolta fondi che ha superato il milione e settecentomila sterline, ha già iniziato a sostituire i mezzi distrutti, mentre Shloimie Richman, presidente dell’associazione, ha sottolineato la determinazione a proseguire l’attività di soccorso nonostante l’attacco subito.
La pista della guerra ibrida e il gruppo ombra Hayi
L’attenzione degli investigatori, però, non si limita al solo episodio di Londra. L’incendio di Golders Green si inserisce in una sequenza di atti intimidatori che dal 9 marzo hanno preso di mira obiettivi ebraici in diversi paesi europei, con un modus operandi che si ripete con inquietante regolarità: incendi, ordigni rudimentali, piccole esplosioni e danneggiamenti compiuti di notte, quando gli edifici sono vuoti. L’inizio di questa catena viene fatto risalire a Liegi, in Belgio, dove un ordigno è esploso davanti a una sinagoga; a seguire, episodi analoghi si sono verificati a Rotterdam e Amsterdam, prendendo di mira luoghi di culto, scuole ebraiche e persino un centro commerciale.
A rivendicare questa serie di attacchi è stata una sigla fino ad allora sconosciuta, Harakat Ashab al Yamin al Islamya (Hayi), che in arabo significa “Movimento islamico della compagnia dei giusti”. Gli analisti dell’International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), che hanno setacciato il web alla ricerca delle tracce digitali lasciate dal gruppo, sono giunti a una conclusione precisa: prima del 9 marzo 2026, di questa organizzazione non esisteva alcuna traccia né online né offline. I ricercatori hanno rilevato come i comunicati e i video di rivendicazione vengano diffusi quasi in tempo reale attraverso quattro canali Telegram in lingua araba, legati a milizie sciite irachene vicine alla Forza Quds iraniana, i quali mostrano di essere informati degli attentati a ridosso del loro compimento.
Reclutamento di “agenti usa e getta” e il plauso di Teheran
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’analisi riguarda la natura degli esecutori materiali. Nel caso dell’attacco alla sinagoga di Rotterdam, le autorità olandesi hanno fermato cinque giovani di età compresa tra i 17 e i 19 anni, provenienti dalla città di Tilburg. Un profilo che ricalca fedelmente le strategie di guerra ibrida già sperimentate da altri attori statali: il reclutamento via internet di individui spesso giovanissimi, con precedenti penali o comunque privi di una solida ideologia, i quali vengono ingaggiati con modesti compensi per agire come “agenti usa e getta”. Un modello che si presta a un pericoloso intreccio tra reti criminali locali – in Belgio e Olanda è nota l’ampia disponibilità di ordigni artigianali – e intelligence straniera.
In questo quadro, la dimensione propagandistica degli attacchi appare centrale: la messa in rete di video e comunicati non serve solo a rivendicare le azioni, ma a estendere il messaggio intimidatorio, creando un clima di confusione psicologica e insicurezza nelle comunità ebraiche del continente. Sebbene i servizi segreti britannici (MI5) abbiano dichiarato di aver sventato oltre venti complotti di matrice iraniana nel solo 2025, e nonostante gli indizi che legano la sigla Hayi all’ecosistema di Teheran – inclusi i canali Telegram utilizzati per la diffusione – le polizie europee mantengono un cauto riserbo sul reale livello di coinvolgimento dello Stato iraniano, pur senza escluderlo, mentre da Teheran arrivano segnali di plauso per le azioni dimostrative che stanno mettendo in difficoltà l’Occidente.




