La Cina studia un piano in due fasi per deviare gli asteroidi con bombe nucleari interrate

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un gruppo di ricercatori della China Academy of Launch Vehicle Technology di Pechino ha individuato quella che definisce la strategia più efficace per neutralizzare un asteroide in rotta di collisione con la Terra. L'idea, che nella sua essenza richiama alla mente la trama del celebre film catastrofico Armageddon del 1998, prevede l'utilizzo di un ordigno nucleare interrato in profondità sotto la superficie del corpo celeste, una soluzione ritenuta tecnicamente meno complessa e molto più performante rispetto a una semplice esplosione di prossimità.

Il metodo a due sonde per massimizzare l'efficacia

Il metodo proposto, descritto in dettaglio sulla rivista Space: Science & Technology e rilanciato dal South China Morning Post, si articola in una sequenza operativa composta da due fasi distinte. Una prima sonda spaziale, dotata di un penetratore metallico, si schianterebbe contro l'asteroide ad alta velocità con l'obiettivo di creare un cratere profondo, circa 30 metri sotto la superficie, secondo le simulazioni.

A questo punto entrerebbe in azione un secondo veicolo spaziale, che avrebbe il compito di depositare la carica nucleare all'interno della cavità appena scavata per poi farla detonare.

La decisione di separare l'azione di scavo da quella di rilascio dell'ordigno, con le due operazioni affidate a sonde distinte, costituisce il cuore innovativo del progetto. Secondo gli scienziati cinesi, questo espediente permetterebbe di aggirare l'enorme difficoltà tecnica rappresentata dal dover far impattare una bomba intatta su un corpo che viaggia a velocità elevatissime, arrivando a toccare i 72.000 km/h.

Inoltre, la possibilità di scegliere il punto e la profondità dell'esplosione, a differenza di un impatto casuale, garantirebbe un accoppiamento energetico con la roccia molto più efficiente.

Una potenza di tre megatoni per distruggere un asteroide di cento metri

Secondo le simulazioni condotte dal team, una detonazione da tre megatoni, una potenza paragonabile a quella di circa 200 bombe come quella sganciata su Hiroshima, sarebbe in grado di distruggere completamente un asteroide di un centinaio di metri di diametro.

L'aspetto cruciale, tuttavia, risiede nella profondità dell'esplosione; gli studi indicano che se l'ordigno venisse fatto brillare a 30 metri di profondità, l'effetto sulla velocità dell'asteroide sarebbe più che triplicato rispetto a una detonazione effettuata in un cratere poco profondo, rendendo la deflessione o la distruzione del corpo celeste molto più efficace.

L'importanza di questo dato emerge dal confronto con la missione DART della NASA, che nel 2022 ha rappresentato il primo esperimento di successo di deflessione cinetica di un asteroide. In quel caso, l'impatto della sonda con l'asteroide Dimorphos ne modificò la velocità di appena 2,7 millimetri al secondo.

Per fronteggiare oggetti di dimensioni chilometriche, in grado di minacciare la sopravvivenza della civiltà, o per intervenire in scenari con tempi di preavviso molto ridotti, i ricercatori cinesi sostengono che l'opzione nucleare interrata possa rivelarsi l'unica soluzione praticabile, capace di garantire un'alterazione della traiettoria dell'oggetto di decine di centimetri al secondo.

I vincoli del quadro normativo internazionale

La possibilità di mettere in pratica un piano di questo tipo si scontra però con un quadro normativo internazionale che, attualmente, non prevede una procedura chiara per l'utilizzo di armi nucleari nello spazio profondo. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vieta il dispiegamento di armi di distruzione di massa in orbita, ma non stabilisce un protocollo vincolante per missioni di difesa planetaria che coinvolgano detonazioni nucleari.

Se da un lato l'approccio cinese si basa su sofisticati modelli teorici, dall'altro i ricercatori sono consapevoli che il successo di una missione del genere dipende in maniera critica dalla capacità di rilevare la minaccia con anni di anticipo. La creazione di un cratere profondo e il successivo posizionamento dell'ordigno richiedono una finestra temporale che i sistemi di monitoraggio attuali, non sempre in grado di individuare con largo preavviso asteroidi anche di dimensioni ragguardevoli, spesso non sono in grado di garantire.

Lo studio, dunque, fornisce una base teorica per la pianificazione di future missioni di difesa planetaria, delineando una strategia che, pur nella sua natura estrema, potrebbe rivelarsi indispensabile per scongiurare un evento catastrofico innescato da un impatto asteroidale.

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