Trump studia il piano B sui dazi e accusa la Cina: «Viola i patti»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I mercati statunitensi avevano colto al volo il segnale, mentre in Asia l’entusiasmo iniziale si era presto spento, lasciando spazio a una cautela che gli analisti hanno spiegato senza mezzi termini: sebbene la Corte del Commercio Internazionale abbia messo in discussione le tariffe imposte dall’Amministrazione Trump, queste ultime non sono affatto morte. Anzi, il presidente ha già pronta una serie di alternative per aggirare la sentenza, dimostrando ancora una volta quanto per lui i dazi siano, come ha più volte ribadito, «la parola più bella del dizionario».

La tensione con Pechino, che sembrava essersi allentata dopo il vertice di Ginevra dello scorso 12 maggio, è riesplosa in meno di tre settimane. Trump ha aperto le ostilità con un post infuocato su Truth Social, accusando la Cina di aver violato gli accordi, e ha chiuso la giornata annunciando il raddoppio dei dazi sull’acciaio, portandoli dal 25 al 50%. «Porteremo le tariffe a livelli senza precedenti», ha dichiarato durante un comizio a Pittsburgh, dove celebrava l’intesa tra US Steel e la giapponese Nippon. Una mossa che, secondo lui, «rafforzerà l’industria americana», ma che rischia di riaccendere una guerra commerciale appena sopita.

Intanto, con l’Europa il dialogo riprende, anche se su toni diversi. A Bruxelles, il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha parlato di «soluzioni lungimiranti» dopo la telefonata con l’omologo statunitense Howard Lutnick, lasciando intendere che si punta a un accordo stabile, capace di resistere alle oscillazioni del mercato. Ma mentre da una parte si cerca mediazione, dall’altra la retorica del conflitto domina la scena.

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