Pizzaballa: "Gaza è una catastrofe, ma a Betlemme si riaccende la luce del Natale"
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Redazione Esteri
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Dalla Striscia di Gaza, dove ha descritto una situazione “catastrofica”, a Betlemme, dove le luminarie tentano di squarciare due anni di oscurità: il viaggio del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, traccia un percorso simbolico alla vigilia del Natale. Pizzaballa, che ha presieduto la Messa di mezzanotte nella Chiesa della Natività, ha riportato la testimonianza diretta di una distruzione profonda e di una sofferenza quotidiana che segnano la popolazione di Gaza, della quale ha tuttavia sottolineato “una profonda volontà di continuare a vivere nonostante tutto”. Un appello che, partendo dalla desolazione dei territori assediati, giunge fino alla città dove la tradizione colloca la nascita di Cristo, e dove le autorità locali hanno scelto di riaccendere le luci dei mercatini e delle decorazioni, in un tentativo coraggioso di normalità.
Il tentativo di rinascita di Betlemme tra luci e danni economici
“Dopo due anni di silenzio abbiamo deciso di riaccendere il Natale, lo spirito di cui tutti hanno bisogno qui per offrire la speranza di poter continuare a rimanere e non andarsene”, ha affermato il sindaco di Betlemme, Maher Canawati, sintetizzando lo sforzo collettivo di una città che cerca di rialzarsi. Per le strade, infatti, sono tornate migliaia di persone, attrivate dalle bancarelle e dall’atmosfera festiva, in uno scenario che cerca di cancellare il ricordo dei periodi più bui. Uno sforzo non solo simbolico, ma reso necessario da una crisi economica di proporzioni immense, che la Camera di Commercio locale quantifica in circa un milione e mezzo di dollari di perdite giornaliere, causate dalla chiusura degli alberghi e dei ristoranti, dall’assenza totale di pellegrini e dalla conseguente paralisi del commercio, in particolare di quello legato ai souvenir.
Le ragioni di una crisi profonda oltre il conflitto
Al danno immediato, provocato dal venir meno del flusso turistico e dallo stop delle attività, se ne aggiungono altri, forse meno visibili ma non per questo meno gravi. Molti residenti, infatti, si sono visti precludere la possibilità di recarsi a lavorare in Israele a causa della chiusura dei check point, perdendo così una fonte di sostentamento cruciale. In più, i dipendenti pubblici hanno ricevuto soltanto metà del loro stipendio, una situazione legata al trattenimento da parte israeliana della maggior parte dei fondi spettanti all’Autorità nazionale palestinese. Questi elementi, spesso trascurati nel racconto della quotidianità, contribuiscono a comporre un quadro di difficoltà strutturale che affonda le radici ben al di là della contingenza bellica.
Un messaggio di speranza dal muro di separazione
Il passaggio di Pizzaballa attraverso il muro di separazione con la Cisgiordania, dove si è fermato a rilasciare dichiarazioni, non è stato casuale. Quel confine fisico e politico rappresenta la divisione che l’intera regione vive, e il suo gesto ha assunto il valore di una traversata simbolica tra due realtà profondamente lacerate. “Oggi vedo che a Betlemme è tornato il Natale”, ha detto il cardinale, indicando in quel ritorno alle tradizioni un segno di resilienza. La sua presenza, che ha unito la visita alla comunità cristiana di Gaza ai festeggiamenti in Cisgiordania, ha così teso un ideale filo rosso tra la catastrofe umanitaria e la tenace ricerca di normalità, lasciando emergere, senza retorica, la complessità di un territorio in cui la vita procede tra contraddizioni insanabili.




