Iliass Aouani record italiano alla maratona di Tokyo, è il primo uomo sotto le due ore e cinque minuti
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Redazione Sport
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Il fondista milanese, trent’anni compiuti da qualche mese e un passato da mezzofondista di buon livello prima della definitiva consacrazione sulle lunghe distanze, ha firmato una delle prestazioni più significative nella storia dell’atletica leggera italiana. Nella notte italiana, le strade della capitale giapponese, che lo avevano già visto protagonista lo scorso settembre quando riuscì a conquistare una storica medaglia di bronzo iridata, sono tornate a sorridergli. Iliass Aouani ha chiuso al sesto posto assoluto la Tokyo Marathon 2026, prima Major stagionale, ma il dato che più conta, per il movimento tricolore, è il crono stampato sul traguardo: 2 ore, 4 minuti e 26 secondi.
Con questo tempo, Aouani ha letteralmente demolito il precedente record nazionale che apparteneva a Yohanes Chiappinelli, ottenuto a Valencia nel dicembre del 2024 in 2h05’24”, migliorando di quasi un minuto quel limite e diventando, di fatto, il primo atleta italiano capace di infrangere il muro delle due ore e cinque minuti. Una progressione che impressiona, se si considera che il suo precedente personale, fermo a 2h06’06” e corso sempre a Valencia poche settimane prima del primato di Chiappinelli, è stato migliorato di cento secondi netti, un minuto e quaranta secondi, balzando di colpo ai vertici delle liste europee di sempre.
La rimonta nella generazione dei fondisti azzurri
La gara del trentenne milanese, che vanta origini marocchine e una solida formazione da ingegnere, è stata condotta con intelligenza e determinazione, sfruttando il ritmo indiavolato imposto dai top runner africani. Davanti a lui, nella fredda alba giapponese, hanno chiuso solo atleti etiopi e keniani, un poker d’assi completato da Tadese Takele, vincitore per il secondo anno consecutivo in 2h03’37”, e da Geoffrey Toroitich, Alexander Mutiso e Daniel Mateiko, tutti sotto il muro delle 2h04’. Aouani ha invece preceduto, tra gli altri, il campione del mondo dei 10.000 metri Selemon Barega, giunto settimo, dimostrando una solidità e una tenuta che pochi mesi fa forse nemmeno lui si aspettava di possedere su questa distanza.
Questo exploit, che arriva a soli centosessantasette giorni di distanza dalla medaglia mondiale conquistata sulla medesima linea d’arrivo, proietta Aouani in una dimensione tecnica completamente nuova. Il precedente record gli apparteneva già per diritto, essendo stato primatista tra il 2023 e il 2024, ma la gestione del suo attuale allenatore, che ha saputo limare quei secondi che separano un ottimo atleta da un fuoriclasse, sta dando frutti evidenti. In una delle sei maratone più importanti al mondo, quelle che compongono il circuito Major assieme a New York, Boston, Chicago, Londra, Berlino e Sydney, Aouani ha dimostrato di poter competere a livelli che per l'atletica italiana rappresentano una vera e propria svolta epocale.
Un ingegnere al comando della nuova dimensione della maratona tricolore
Preparatosi a lungo per questo appuntamento, e presente nella capitale giapponese da dieci giorni per acclimatarsi e rifinire gli ultimi dettagli, Aouani ha impostato una corsa di grande spessore tecnico. I passaggi intermedi, tutti su tempi da primato, raccontano di un atleta che non ha mai avuto paura di osare, tenendo un passo che avrebbe potuto portarlo anche a un risultato di classifica migliore del sesto posto finale. La crisi, per chi lo ha visto correre, non è mai arrivata, e anzi negli ultimi chilometri ha mantenuto una falcata fluida e potente, stampando un parziale finale che conferma l'enorme margine di miglioramento.
Il record di 2h04’26” assume un significato ancora più profondo se inquadrato nella cornice di una rivalità tecnica, quella con Chiappinelli e con Yeman Crippa, che sta alzando vertiginosamente l’asticella del mezzofondo e della maratona italiane. Un movimento, quello azzurro, che in pochi anni è passato dalla rincorsa alle grandi potenze a una credibilità internazionale senza precedenti. Aouani, con la sua doppia vita da atleta e studioso, rappresenta forse l'emblema di questa generazione: talento, metodo e una determinazione ferrea che gli hanno permesso di riscrivere la storia, portando per la prima volta il tricolore in una terra, quella delle due ore e quattro minuti, che fino a ieri sembrava inesplorabile per un fondista italiano.




