Papa alle Canarie, il viaggio storico tra accoglienza e memoria. Re Felipe a Roma per il Titolo di protocanonico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si consuma in queste ore un capitolo inedito per il rapporto tra la Chiesa universale e l’arcipelago che da sempre rappresenta il crinale geografico tra Africa ed Europa. Papa Leone XIV è in visita alle Isole Canarie, un evento che il vescovo della diocesi di Gran Canaria, monsignor Pérez, non esita a definire “storico” nella sua portata simbolica, oltre che religiosa. È la prima volta che un pontefice mette piede su questo lembo di terra spagnolo, e il gesto, lungi dall’essere una semplice tappa istituzionale, si carica di significati profondi legati al fenomeno migratorio. Come sottolinea lo stesso vescovo, l’arcipelago si trova a poco più di cento chilometri dalla costa africana, una prossimità che lo ha trasformato in una delle principali porte d’accesso all’Europa. Non una porta neutra, però: qui si intrecciano quotidianamente le dinamiche di transito, accoglienza e, troppo spesso, di blocco amministrativo e umano. “Dietro le statistiche dei flussi migratori – tiene a precisare monsignor Pérez – ci sono storie di speranza e resilienza”, un messaggio che il Papa sembra voler rilanciare con la sua presenza diretta sul territorio.

Mentre l’attenzione è puntata su questo viaggio senza precedenti, a Roma si è consumato un altro atto dalle forti valenze diplomatiche e storiche. Venerdì, nella Sala del Tronetto del Palazzo Apostolico, si è tenuta l’udienza privata tra il re Felipe VI, la regina Letizia e Papa Leone XIV. Ad accogliere i sovrani, giunti accompagnati dal Ministro della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali, Félix Bolaños, e dall’Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, Isabel Celáa, è stato il reggente della Prefettura della Casa Pontificia, Leonardo Sapienza, davanti a un picchetto d’onore delle Guardie Svizzere. Un’udienza, questa, che ha rappresentato il primo incontro ufficiale tra i monarchi e il nuovo Pontefice dopo l’inizio del suo ministero petrino.

Ma il vero momento di cesura istituzionale è arrivato subito dopo, quando i reali si sono trasferiti alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Qui, in un rito che affonda le radici in una tradizione secolare, il sovrano spagnolo ha assunto il titolo di protocanonico del Capitolo della Basilica. Un onore, questo, riservato esclusivamente al capo di Stato spagnolo e che sancisce un legame particolare, quello tra la Corona e il tempio mariano più antico d’Occidente. Ad accoglierli all’ingresso della chiesa, il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della basilica, che ha presieduto la cerimonia secondo il protocollo previsto per questa occasione speciale.

Il peso della storia e il sigillo della diplomazia vaticana

La nomina a protocanonico, lungi dall’essere un mero titolo onorifico, rappresenta il consolidamento di un rapporto che dura da secoli. Un legame che affonda le sue radici nel patronato storico esercitato dalla monarchia spagnola nei confronti di questo luogo di culto, testimoniato anche da opere d’arte come la statua di Filippo IV, realizzata da Bernini, che ancora oggi si erge nel portico della basilica. L’investitura di Felipe VI, in questo senso, non fa che riattualizzare un’alleanza che ha visto nei secoli la Spagna contribuire alla vita e alla conservazione di uno dei templi più significativi per la cristianità.

Parallelamente, il viaggio di Papa Leone nelle Canarie si configura come una scelta precisa di campo pastorale. L’attenzione del pontefice per la rotta atlantica, una delle più pericolose al mondo, non è nuova, ma la decisione di recarsi fisicamente nell’arcipelago durante il suo primo viaggio in Spagna ne sottolinea l’urgenza. Per la Chiesa locale, rappresentata dal vescovo Pérez, si tratta di un momento di riconoscimento del lavoro silenzioso svolto nelle strutture di accoglienza e nelle parrocchie, spesso in prima linea nel soccorso ai migranti. La posizione geografica delle Canarie, a circa cento chilometri dalla costa africana, le rende una sorta di laboratorio delle politiche migratorie europee, un luogo dove la teoria dei diritti si scontra con la dura realtà di chi arriva dopo traversate estenuanti.

Un legame personale che attraversa l’Atlantico

A impreziosire ulteriormente il significato di questa visita c’è anche un dato biografico poco noto, che riemerge in questi giorni tra i commenti dei media spagnoli e che aggiunge un ulteriore strato di lettura. Sembra infatti che gli antenati del Papa, per parte di madre, avessero origini proprio nell’arcipelago canario. Una storia di emigrazione, quella delle famiglie dei coloni che secoli fa lasciarono le isole per cercare fortuna nelle Americhe, che oggi si chiude idealmente con il ritorno del loro discendente più illustre. Questo legame personale, sebbene non venga esplicitamente sottolineato nei comunicati ufficiali della Santa Sede, trasforma un viaggio istituzionale in una sorta di pellegrinaggio familiare, umanizzando ulteriormente la figura del pontefice.

Mentre il re Felipe e Letizia concludevano la loro due giorni romana, con la cerimonia che li ha visti protagonisti nel cuore della Città Eterna, il pensiero di molti osservatori restava comunque rivolto a ovest, verso quelle coste canarie dove il Papa ha scelto di iniziare la sua missione spagnola. Un viaggio, quello del pontefice, che riesce a coniugare il peso della diplomazia vaticana con la spinta profetica verso le periferie geografiche ed esistenziali del mondo. E se l’udienza in Vaticano con i reali ha ribadito la solidità dei rapporti tra Santa Sede e Spagna, la tappa alle Canarie ne rappresenta la declinazione più autentica e forse anche la più complessa sul piano sociale.

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