Biagio Antonacci: «Non ho mai letto un libro, ho una forma di dislessia. Meglio chiamarla “nucleo” che famiglia»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «L’idea mi è venuta una mattina in auto, mentre io e Paola stavamo portando nostro figlio Carlo a scuola. La guerra soffiava in radio, la sentivo sulla pelle, e c’era talmente tanta tensione che abbiamo rinviato una vacanza». Parte da un quadro di vita ordinaria, quasi banale se non fosse per il contesto storico che fa da sfondo, il racconto che Biagio Antonacci ha affidato al Corriere della Sera per presentare il suo nuovo singolo, “You&Me”. In quel traffico, tra semafori e telefonate, il cantautore ha trovato l’ispirazione per un brano che lui stesso descrive come una ricerca di leggerezza – non di allegria, precisa – in un periodo in cui il peso delle notizie sembra schiacciare persino i gesti più semplici.

Antonacci, osservando la fila di auto e genitori impazienti, si è chiesto se quelle persone avessero ancora un margine di tempo per essere semplicemente uomini e donne, al di là dei ruoli. Ed è da questa riflessione, che lui definisce lucida e sincera, che è nata una canzone la quale, a dispetto del Titolo in inglese, non vuole essere una classica dichiarismo d’amore. Si tratta piuttosto di un dialogo, del tentativo di trovare un equilibrio tra le proprie esigenze e quelle dell’altro, sullo sfondo di una quotidianità che appare sempre più stretta. «Io sono fortunato, lo ammetto, ma vedo i miei amici, gente del ceto medio, che faticano. Oggi quasi ci si pente del voler creare un nucleo, dell’aver messo in moto un’operazione sociale di questo tipo. Fra Tinder e le tentazioni dei social ci si sente fuori moda».

«Famiglia è una parola riduttiva, a volte escludente»

Nella conversazione con il quotidiano, l’artista ha speso molte parole sul concetto di famiglia, dimostrando una certa insofferenza per il termine tradizionale. Lo stesso, che nella vita privato ha formato più di un nucleo affettivo – prima con Marianna Morandi, poi con l’attuale compagna Paola Cardinale – spiega perché preferisca usare la parola “nucleo”. «È un termine più contemporaneo – afferma – mentre “famiglia” oggi è riduttivo e talvolta escludente». Nella sua visione rientrano le coppie arcobaleno così come quei gruppi di persone che decidono di convivere solo per dividere le spese, segno che le relazioni sociali (soprattutto sotto la spinta di difficoltà economiche) si stanno ibridando in forme inedite. E se le tempeste personali non gli sono mancate («Sono passato attraverso burrasche, ma tutte arrivate dopo solidità durate decenni»), Antonacci rivela un retroscena curioso sul versante giuridico-sentimentale: non si è mai sposato. «La verità è che non ne ho mai sentito la necessità – taglia corto – per proteggere chi ti sta vicino bastano testamenti chiari». Aggiunge, quasi come una postilla ironica, che se mai dovesse cambiare idea vorrebbe che a celebrare le nozze fosse il suo amico, il comico Antonio Albanese.

Il libro finto e la dislessia: «Gli anziani sono libri umani»

Uno dei passaggi più intimi dell’intervista riguarda il rapporto complicato con la lettura. Nel videoclip di “You&Me”, Antonacci appare in campagna (precisamente nella sua casa di Bertinoro) con in mano un volume. Interrogato su cosa stesse leggendo, arriva la rivelazione: «Dico la verità: è finto». Il cantautore confessa di non aver mai completato la lettura di un libro intero, specificando di avere una forma di dislessia che non aiuta di certo. «Mi perdo dopo poche righe – spiega – e un dottore specializzato in disturbi cognitivi mi ha detto che potrebbe essere proprio quella la causa». Per sopperire a questa difficoltà, Antonacci ha sviluppato un metodo tutto suo per “nutrirsi” di storie. Ogni tanto legge poesie (ama Giorgio Caproni), ma soprattutto “ruba” dalla gente. La sua dichiarazione, in questo senso, è folgorante: «Gli anziani sono libri umani». In un’epoca in cui molti colleghi pescano trame da bestseller o opere letterarie, lui preferisce ascoltare la voce e le esperienze di chi ha vissuto.

La moto, la campagna e l’addio al pop (senza drammi)

Il filmato del singolo, prosegue Antonacci, è un autoritratto volutamente spoglio di artifici. «Ho voluto mostrare quello che vivo ogni giorno – racconta – questo sono io, senza Ai o effetti speciali». In sella a una delle sue moto, una Bmw del 1984 che sognava da ragazzo, l’artista rivela una passione superata solo da quella per le chitarre. Dal punto di vista strettamente musicale, l’intervista getta luce sul futuro immediato, anche se il cantante non si lascia andare a facili entusiasmi e mantiene un piglio realistico. Il nuovo album, atteso per il 2026, potrebbe rappresentare un giro di boa. Senza fare drammi ma con la consueta schiettezza, Antonacci anticipa che quello molto probabilmente sarà “l’ultimo disco pop” della sua vita. L’orizzonte futuro, spiega, lo vede orientato verso il minimalismo (voce e chitarra) oppure, a sorpresa, verso l’elettronica spinta. «Sono un uomo pop – ammette – è difficile uscire da lì, ma sono attratto da altro». Una dichiarazione che suona più come una naturale evoluzione che come una rottura traumatica, coerente del resto con un artista che ha sempre fatto della sincerità la sua cifra distintiva.

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