Riforma del condominio: stop ai contanti, laurea per gli amministratori e per i morosi pagano tutti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una proposta di legge che punta a riscrivere, dopo tredici anni, le regole della vita condominiale in Italia è approdata in commissione alla Camera, accendendo il dibattito su cambiamenti che toccano le tasche e i diritti di milioni di persone. Il disegno di legge, presentato a novembre, è stato assegnato alla Commissione Giustizia e intende affrontare il pesante contenzioso che, stando ai dati allegati al testo, rappresenta oltre un caso civile su tre nel paese, spesso generato da impugnazioni pretestuose dei rendiconti. Le novità sono articolate e mirano a una professionalizzazione forzata della gestione, con un impatto economico che le associazioni di categoria già giudicano inevitabile per i condòmini.

La rivoluzione dei requisiti: laurea obbligatoria e registro nazionale

Il cuore della riforma batte attorno alla figura dell’amministratore, che i proponenti definiscono "anacronistica" quando affidata a un condomino privo di formazione specifica. Per porvi rimedio, il testo introduce l’obbligo di un titolo di studio universitario: sarà necessaria una laurea, anche triennale, in discipline economiche, giuridiche, scientifiche o tecnologiche. Una clausola transitoria, però, salva i professionisti già iscritti a ordini o collegi di area tecnica o economica, come geometri e ragionieri, permettendo loro di continuare l’attività anche senza il nuovo titolo accademico. A corollario di questa stretta, viene istituito un registro nazionale degli amministratori presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove iscriversi diventerà condizione indispensabile per esercitare, con sanzioni fino a 5.160 euro per chi opera al di fuori di questo elenco.

Contabilità sotto controllo: il revisore obbligatorio e la fine del contante

Parallelamente, si rafforza il sistema dei controlli interni. Nei condomìni che superano la soglia dei venti partecipanti – o dei sessanta nei supercondomìni – diventa obbligatoria la nomina di un revisore contabile esterno, indipendente e certificato. Il suo incarico, della durata di due anni e non rinnovabile, avrà il compito di verificare la contabilità e certificare il rendiconto condominiale, che a sua volta dovrà essere redatto secondo schemi più rigidi e analitici. A questa maggiore strutturazione si affianca l’addio definitivo al denaro liquido per ogni transazione condominiale: tutti i pagamenti, sia in entrata che in uscita, dovranno obbligatoriamente transitare sul conto corrente bancario o postale del condominio, al fine di garantire una piena tracciabilità.

Il nodo dei crediti: i fornitori potranno rivolgersi a tutti i condòmini

La modifica che più direttamente potrebbe alterare gli equilibri tra vicini riguarda la gestione della morosità. La proposta ribalta, infatti, le tutele attuali a vantaggio dei creditori, come le imprese fornitrici di servizi. Con le nuove norme, in caso di mancato pagamento da parte del condominio, i fornitori potranno agire direttamente sul conto corrente condominiale, intaccando così le somme a disposizione di tutti. Qualora queste fossero insufficienti, potranno poi rivalersi, in via sussidiaria, anche sui singoli condòmini che sono in regola con i pagamenti, i quali risponderanno in proporzione alla propria quota. A loro rimarrebbe solo un’azione di regresso contro i morosi originari per recuperare quanto anticipato. Una misura che, di fatto, espone i condòmini solvibili a dover farsi carico delle irresponsabilità altrui per evitare il blocco dei servizi essenziali dello stabile.

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