Trovata morta l’escursionista neozelandese dispersa sul cammino retico
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Redazione Interno
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Si è chiusa con il ritrovamento del corpo senza vita – una conclusione che i soccorritori, nonostante le difficoltà del terreno, avevano fin dall’inizio temuto – la vicenda di Isobel Macdonald, l’escursionista di 68 anni di cui martedì scorso si erano perse le tracce lungo il cammino retico. La donna, che possedeva doppio passaporto inglese e neozelandese, è stata individuata nel pomeriggio di giovedì 11 giugno in un canalone della Val d’Avien, un’area impervia che si trova tra il Feltrino e la Valle di Seren, lontana decine di metri dal sentiero che avrebbe dovuto percorrere.
La speranza di trovarla ancora in vita, alimentata per due giorni dall’imponente dispiegamento di mezzi e uomini, si è infine spenta quando le squadre del soccorso alpino, calandosi su un ripido pendio boscato, hanno recuperato la salma. A lanciare l’allarme, nella serata di martedì, era stata la struttura ricettiva di Alano di Piave, dove la turista avrebbe dovuto pernottare dopo aver completato una delle tappe dell’itinerario; la sua mancata presentazione, un segnale inequivocabile, aveva subito fatto scattare le procedure di emergenza.
Un dispiegamento tecnologico per restringere il campo
Le operazioni, che hanno impegnato per oltre quarantotto ore una sessantina di operatori tra vigili del fuoco, guardia di finanza e soccorso alpino, hanno preso avvio dalla zona di Rasai, dove era stato allestito il campo base.
La svolta, come spesso accade in questi frangenti, è arrivata dall’uso coordinato della tecnologia: l’elicottero della guardia di finanza, dotato di un sofisticato sistema Imsi Catcher, ha incrociato i dati con il drone dei pompieri, il Lifeseeker, riuscendo a localizzare il segnale del cellulare della dispersa, un telefono che – fortunatamente – continuava a suonare nonostante la caduta.
Quelle indicazioni hanno permesso di restringere il raggio d’azione a un’area di circa 150 metri, una distanza che in montagna, dove ogni dirupo può nascondere una traccia, rappresenta un risultato determinante. Una volta circoscritta la zona, due squadre si sono calate lungo un pendio scosceso, ritrovando prima una giacca e un berretto – oggetti che lasciavano presagire l’esito peggiore – e poi, poco più a valle, il corpo privo di vita della sessantottenne.
L’itinerario spezzato e la dinamica dell’incidente
Secondo una prima sommaria ricostruzione, resa possibile dalla posizione dei reperti e dal luogo del ritrovamento, la donna potrebbe aver sbagliato tracciato mentre si dirigeva da Caupo verso Seren, probabilmente nelle ore centrali di martedì 9 giugno.
L’ipotesi più accreditata tra gli inquirenti, sebbene sia ancora in attesa di riscontri ufficiali tramite l’autopsia, è quella di una fatale scivolata: un passo falso su un terreno insidioso, che l’avrebbe fatta rotolare per un centinaio di metri fino al fondo del canalone, un luogo tanto isolato da rendere vani i primi due giorni di grida e perlustrazioni.
Quel cammino retico, un itinerario ad anello che si snoda per circa 170 chilometri tra le Dolomiti bellunesi collegando borghi e vallate, doveva rappresentare per Isobel – giunta appositamente in Italia per questa esperienza – una delle tappe di un viaggio a piedi tanto atteso, e si è invece trasformato nel suo ultimo percorso.
Il recupero e gli adempimenti formali
Il recupero della salma, avvenuto a ridosso di un sentiero che si discostava nettamente dal tragitto ufficiale del cammino, ha richiesto l’intervento dell’elisoccorso per trasportare la salma in una zona accessibile, dove si sono potuti svolgere i primi rilievi da parte delle autorità giudiziarie.
La complessità delle operazioni, ostacolate dalla conformità del terreno e dalla vegetazione, è stata evidente fin dall’inizio, tanto che nella mattinata di giovedì le squadre si erano ridistribuite seguendo le nuove coordinate fornite dai segnali elettronici, abbandonando le ricerche sui percorsi tradizionali.
La notizia del ritrovamento ha chiuso una fase di apprensione che aveva coinvolto l’intero arco della Pedemontana del Grappa, restituendo alla famiglia – che nel frattempo era stata contattata dalle autorità consolari – il corpo della loro congiunta, senza però che gli inquirenti abbiano ancora fornito dettagli definitivi sui tempi e sulle modalità esatte del decesso, in attesa degli esami del caso.




