Bari, scacco al clan Strisciuglio: dodici arresti per un'organizzazione che non ha temuto il lockdown
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Redazione Interno
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Le "cupe", un gergo che traduceva in dialetto barese le riunioni di affari, si tenevano con una regolarità quasi burocratica sotto i portici delle case popolari del quartiere San Paolo, luoghi che, seppur pubblici, erano diventati di fatto l'ufficio direzionale di un sodalizio criminale. È in quelle aree condominiali, dove la vita di ogni giorno scorreva tra voci di bambini e il vociare delle famiglie, che il clan Strisciuglio pianificava le sue attività, stabilendo turni per il controllo del territorio e impartendo ordini, alcuni dei quali provenienti persino dal carcere, dimostrando una capacità operativa che le restrizioni pandemiche non sono riuscite a intaccare. L'inchiesta "Lockdown", condotta con tenacia dai militari del Nucleo operativo della compagnia carabinieri di Bari San Paolo, ha ricostruito minuziosamente, attraverso pedinamenti e intercettazioni, il funzionamento di un gruppo che, pur non essendo di matrice strettamente tradizionale, si è dotato di una struttura definita e di rituali propri, mutuando da organizzazioni più consolidate, come la camorra, le modalità di affiliazione dei nuovi membri.
I riti e la struttura dell'organizzazione
Proprio i riti di ingresso, che gli inquirenti definiscono come un "battesimo" necessario per ufficializzare l'appartenenza al sodalizio, rappresentano uno degli elementi più significativi emersi dalle indagini, poiché segnano il passaggio da una semplice aggregazione a una vera e propria associazione per delinquere di tipo mafioso. I nuovi componenti, dopo questa sorta di iniziazione, venivano integrati in un meccanismo criminale ben oliato, dedito principalmente allo smercio di sostanze stupefacenti e alla pratica estorsiva, due pilastri economici che garantivano profitti costanti. Le estorsioni, in particolare, colpivano imprenditori e commercianti della zona, i quali subivano richieste di denaro che, se non esaudite, comportavano minacce gravi e atti intimidatori di varia natura, creando un clima di paura e di assoggettamento che è uno dei tratti distintivi della presenza mafiosa.
L'operazione dei carabinieri e i reati contestati
L'operazione di questa mattina, che ha visto dispiegarsi anche il supporto del 6° Nucleo Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili di Modugno, non è stata dunque un semplice blitz antidroga, ma lo smantellamento di un'articolata struttura accusata di una gamma di reati che va ben oltre lo spaccio. All'associazione per delinquere di tipo mafioso e a quella finalizzata specificamente al traffico di stupefacenti, si aggiungono infatti l'accusa di detenzione di armi da sparo clandestine e persino da guerra, un dettaglio che sottolinea la pericolosità e la preparazione logistica del gruppo. Non mancano, nel lungo elenco di capi d'imputazione, i reati di ricettazione, lesioni personali aggravate e quelle "accensioni ed esplosioni pericolose" che rimandano a episodi di intimidazione violenta o a regolamenti di conti interni, tutti aggravati, come specifica la magistratura, dal metodo e dalle finalità mafiose.
L'attività incessante durante la pandemia
Ciò che colpisce, nella ricostruzione operata dall'inchiesta, è l'assoluta normalità con cui le attività illecite sono proseguite nel periodo più acuto dell'emergenza sanitaria, quando la città era ferma e la vita sociale sospesa. Mentre la maggior parte dei cittadini era costretta in casa, i presunti affiliati del clan Strisciuglio, secondo quanto accertato dalle forze dell'ordine, non hanno mai interrotto i loro incontri, continuando a decidere, sotto quei portici diventati il loro quartier generale, intimidazioni, pestaggi e azioni di fuoco necessarie a proteggere i lucrosi traffici. Quelle immagini, immortalate dalle telecamere e dai nuclei di sorveglianza, hanno fornito una prova schiacciante della loro operatività, mostrando un'organizzazione che, lontana dai riflettori, ha approfittato del silenzio forzato delle strade per consolidare il proprio potere.




