Scacco alla criminalità a Roma, sedici arresti evitano una guerra tra clan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I carabinieri, su delega della direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito all’alba di ieri a Roma sedici ordinanze di custodia cautelare, disarticolando una pericolosa costola della camorra attiva nella capitale. L’operazione, che non ha interessato specifici traffici internazionali di stupefacenti, rivela piuttosto la radicata persistenza di metodi mafiosi e l’estensione del potere criminale, concentrandosi su episodi di violenza territoriale che rischiavano di sfociare in un conflitto aperto. Tra i fermati spicca la figura di Angelo Senese, il quale, come il fratello Michele «o’ pazzo» giunto a Roma decenni fa per conto della Nuova famiglia, ha continuato a operare imponendo la sua influenza con metodi intimidatori e violenti.
L'estorsione che ha innescato la vendetta
Il detonatore dell’indagine, che ha permesso di ricostruire una trama fitta di illegalità, è stato un tentativo di estorsione mal calibrato. Daniele Salvatori, uno degli arrestati, estorceva denaro a imprenditori e commercianti millantando legami con il noto capo ultrà Ettore Abramo o, in alternativa, sfruttando il temuto nome della famiglia Senese. La sua attività predatoria è però precipitata quando ha scelto come bersaglio Pasquale Caterini, detto Lillo, un gioielliere che godeva invece della protezione del potente clan Di Lauro, emanazione della camorra di Secondigliano e Scampia. Quel gesto, percepito come una sfida, ha immediatamente acceso la miccia di una reazione violenta da parte dei Senese, determinata a riaffermare il proprio controllo e a vendicare l’affronto subìto.
Il mosaico degli arrestati e le attività illecite
Accanto ad Angelo Senese, l’indagine ha portato alla luce un ampio ventaglio di figure legate al suo gruppo. Tra queste compaiono un pugile di Ostia, la cui carriera sportiva sembra essersi incrociata con ambienti criminali, e diversi esponenti del tifo organizzato, legati sia alla Curva Sud che alla Nord, sospettati di utilizzare la copertura delle tifoserie per attività illecite. Sono stati inoltre colpiti da provvedimenti due fratelli, noti per la passione per la Lazio e per l’interesse, condotto con metodi mafiosi, nella gestione di locali a Cortina d’Ampezzo e negli appalti correlati ai futuri Giochi Olimpici Invernali. Questo mosaico dimostra la capacità dell’organizzazione di infiltrarsi in settori diversificati, dall’economia legata agli eventi sportivi al controllo del territorio attraverso la paura.
La strategia violenta per il controllo
L’attività del gruppo non si è limitata alle estorsioni. Gli investigatori hanno documentato, con una meticolosa raccolta di intercettazioni e osservazioni, un escalation di violenza finalizzata al predominio. Sono emerse responsabilità in sparatorie, alcune delle quali avvenute in luoghi pubblici, e persino in un tentativo di rapimento, tutte azioni riconducibili a una logica di intimidazione e di regolamento di conti. L’uso sistematico di armi e lo spaccio di droga, quest’ultimo trattato in quantitativi rilevanti, costituivano il motore economico e il linguaggio primario del clan, strumenti per alimentare il proprio potere e per finanziare una guerra che, se non fermata, avrebbe potuto macchiare di sangue le strade della città.




