Blitz contro il clan Senese a Roma, arresti tra criminalità organizzata e mondo ultrà
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Redazione Interno
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Un maxi blitz dei carabinieri, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, ha scosso i vertici della criminalità organizzata a Roma, portando all’arresto di quattordici persone considerate vicine al clan Senese. L’operazione, nella quale sono stati impiegati anche reparti speciali come il Gis e il 1° Reggimento Tuscania, rivela l’intreccio sempre più evidente, emerso dalle indagini, tra gli affari delle famiglie malavitose e alcune frange del tifo organizzato. Tra le manette finite, infatti, ci sono quelle di Girolamo Finizio, detto ‘Cillo’, noto capo ultrà della Roma; la sua cattura, assieme a quella di altri, sottolinea come certi legami trascendano da tempo la mera passione sportiva per inserirsi in meccanismi di controllo del territorio e di gestione di interessi illeciti.
La struttura del clan e l'ombra di episodi violenti
Tra gli arrestati figura anche Angelo Senese, fratello del boss Michele, a dimostrazione di come il clan mantenga una struttura familiare solida. Le accuse formulate dai magistrati, che vanno dal tentato omicidio all’estorsione aggravata dal metodo mafioso, fino alla detenzione illecita di armi e al tentato sequestro di persona, dipingono un quadro di violenze sistematiche. Le indagini, che hanno ricostruito oltre trent’anni di attività criminali divise tra il clan Senese e il clan Di Lauro, raccontano di una spartizione della capitale fatta di intimidazioni, sparatorie e metodi brutali, con le varie formazioni spesso chiamate a mediare conflitti interni pur di mantenere un precario equilibrio di potere.
Il caso del gioielliere e la paura della camorra
Un episodio in particolare, riportato dagli investigatori, esemplifica la pervasività di queste dinamiche e la paura che generano: l’estorsione a un gioielliere da parte di un collaboratore di Ettore Abramo, noto come Pluto. Quest’ultimo, per evitare ritorsioni del clan Di Lauro e possibili ripercussioni anche dagli stessi Senese, si recò personalmente a un incontro con gli intermediari per dissociarsi dall’azione e garantire la restituzione del maltolto. Quel gesto, apparentemente di pacificazione, è la spia tangibile di come il timore di scatenare conflitti tra gruppi rivali guidi anche le azioni di figure di rilievo nell’ambiente, confermando la presenza di una camorra radicata nell’enclave criminale romana.
Una galassia di affari e di volti noti
La platea degli arrestati, che include oltre al fratello del boss e al capo ultrà anche un pugile di Ostia e uomini con interessi in locali di Cortina d’Ampezzo e negli appalti per le Olimpiadi invernali, disegna una mappa criminale ampia e diversificata. Sono persone, alcune delle quali già note alle forze dell’ordine, che operavano su più fronti: dal controllo di attività commerciali alla gestione di appalti pubblici, fino alla gestione del consenso e dell’intimidazione negli stadi. Questo blitz, perciò, non colpisce solo una cerchia ristretta ma smantella una rete i cui tentacoli cercavano di infiltrarsi in settori legittimi dell’economia e dello sport, usando metodi mafiosi per consolidare il proprio potere.




