Salone del Mobile 2026, la macchina perfetta che cambia passo tra contract e rarità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milano si prepara a tornare, dal 21 al 26 aprile, il centro gravitazionale del design globale. La 64ª edizione del Salone del Mobile, in programma negli spazi di Fiera Milano Rho con orario continuato dalle 9.30 alle 18.30 (e apertura al pubblico durante il fine settimana), si presenta come un ecosistema in trasformazione: se da un lato i numeri restano solidi, con oltre 1.900 espositori provenienti da 32 Paesi e una superficie espositiva che supera i 169mila metri quadrati, dall’altro l’assetto culturale e strategico della manifestazione sta subendo una torsione significativa.

La svolta di Maria Porro tra mercati che cambiano e filiere che si ridisegnano

A guidare questa macchina complessa è Maria Porro, presidente del Salone dal 2020; scenografa di formazione (con una laurea all’Accademia di Brera) e manager erede del marchio storico fondato dal bisnonno Giulio nel 1925, Porro ha ereditato un evento che funziona come un orologio, ma lo sta riprogrammando in un mondo che quel ritmo non lo segue più. Intervistata in vista dell’evento, la presidente ha ribadito la fiducia nei dati: la biglietteria, ad oggi, tiene il passo con i due anni precedenti, un segnale che definisce «molto rassicurante» in una fase in cui il comparto accusa tensioni geopolitiche e rincari sulle materie prime. La sua visione, del resto, non si limita alla gestione ordinaria; Porro ha spinto per una riconfigurazione dell’offerta che intercetti la domanda di unicità. «Nei nostri viaggi – ha spiegato – abbiamo registrato una crescente richiesta di oggetti rari da parte di developer e architetti». È in risposta a questo bisogno che nasce Salone Raritas, la nuova sezione curata da Annalisa Rosso con allestimento dello studio Formafantasma.

Raritas e Contract, i due volti della nuova fiera

Raritas, che occupa uno spazio pensato come una “lanterna architettonica” modulare, riunisce circa 25 gallerie internazionali e antiquari. L’operazione è affascinante proprio per la sua contraddizione interna: portare l’unicità, l’oggetto irripetibile o la edizione limitata nel cuore della fiera che ha storicamente celebrato la riproducibilità industriale. «Paradossalmente – aggiunge Porro – in un mondo pervaso dalla tecnologia, sta riemergendo una domanda emotiva fortissima: autenticità, qualità materiale, storia». Ma non è l’unico nuovo corso. All’opposto dello spettro, il Salone lancia anche le basi per il Salone Contract, affidando a Rem Koolhaas e OMA un progetto che guarda ai grandi sistemi integrati per l’ospitalità e gli spazi pubblici. Il messaggio, sebbene non gridato, è chiaro: il prodotto da solo non basta più; serve una infrastruttura di servizi e competenze che superi la logica del singolo catalogo.

Milano città laboratorio, tra archivi aperti e nuove geografie

Mentre la macchina espositiva di Rho gira, la città si conferma un laboratorio diffuso. Il Fuorisalone 2026 propone un’offerta stratificata che va dalle nuove aperture di ristoranti a installazioni in edifici normalmente chiusi al pubblico; un fenomeno che negli anni ha spostato parte dell’attenzione dai padiglioni ai palazzi del centro. Eppure, in questa edizione, il Salone sembra voler riprendersi la scena non con la spettacolarità dei grandi nomi (dopo anni di presenze come David Lynch o Paolo Sorrentino, quest’anno niente superstar del cinema), ma con un’operazione culturale più radicata: la “Notte Bianca del Progetto”, che vedrà oltre 50 archivi milanesi aperti al pubblico per restituire accesso ai processi creativi e alla memoria materiale del design. Una scelta, quest’ultima, che interroga il ruolo stesso della manifestazione: non più solo vetrina, ma piattaforma di dialogo con la propria storia.

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