Ranieri apre alla nazionale: “Oggi sono libero, mai dire mai”
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Redazione Sport
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Portofino, location scintillante per la kermesse del “Premio Di Marzio”, ha fatto da sfondo a dichiarazioni che, nel silenzio generale che spesso avvolge le soste nazionali, hanno il sapore di un improvviso scossone. Claudio Ranieri, tecnico dal curriculum europeo e da sempre abituato a valutare ogni proposta con la calma di chi ha già vinto lo scudetto più impensabile, ha riaperto una porta che sembrava definitivamente chiusa. “La Nazionale? Oggi sono libero, mai dire mai”, ha detto l’allenatore ai microfoni di Sky Sport, lasciando intendere come il suo rapporto con l’azzurro possa ancora riservare capitoli inediti.
Il retroscena, per chi segue le dinamiche delle panchine che contano, è tutt’altro che banale. Ranieri ha ricordato il famoso “no” dello scorso giugno, motivandolo con una coerenza ferrea: “Dissi di no perché ero impegnato con la Roma e non potevo avere due lavori”. Un rifiuto, quello, nato non da una mancanza di fascino per la maglia della rappresentativa, ma da un elementare principio di incompatibilità contrattuale. A distanza di mesi, però, la situazione è radicalmente mutata. “Adesso sono libero”, ha ribadito, e in quella parola (“libero”) si compendiano le incognite e le potenzialità di un ritorno in grande stile.
L’ipotesi del doppio ruolo e il retroscena di Di Marzio
L’ipotesi del doppio ruolo e il retroscena di Di Marzio
Non si tratta solo di capire se Ranieri siederà in panchina o in tribuna. Interrogato direttamente su che tipo di incarico potrebbe accettare – dirigente o allenatore – la sua risposta è stata un manifesto di pragmatismo: “Non lo so, se vieni chiamato devi rispondere sì e basta”. Un’affermazione che spalanca le porte a qualsiasi soluzione organizzativa, purché finalizzata a uno scopo preciso. “Dobbiamo risollevarci, non si può restare così lontani dai grandi eventi”, ha aggiunto, tracciando il perimetro di una missione che prescinde dal semplice ruolo formale.
A gettare ulteriore carne sul fuoco ci ha pensato Gianluca Di Marzio, che durante “Calciomercato l’originale” ha avanzato uno scenario specifico: “Non escluderei la coppia Allegri-Ranieri, con Ranieri che avrebbe un ruolo diverso rispetto a quello di ct”. Il giornalista ha poi rivelato un dettaglio significativo, ovvero che Ranieri lo volevano già alla Roma per una funzione simile, a riprova di come la sua figura di “supervisore tecnico” o direttore sportivo di alto profilo sia molto richiesta negli ambienti federali.
Un piano per uscire dall’isolamento calcistico
Il ragionamento di Ranieri, al di là delle singole candidature, tocca un nervo scoperto del movimento italiano. L’eliminazione da due edizioni consecutive del mondiale (con tutto ciò che ne consegue in termini di mancati introiti e perdita di visibilità) ha creato un vuoto che la Federazione cerca di colmare con soluzioni strutturali. L’ex tecnico della Roma e del Leicester non si è sottratto a una lettura lucida della situazione: “Non si può restare così lontani dai grandi eventi”. Una frase che, per chi conosce la sua schiettezza, suona più come un monito che come una semplice constatazione.
L’eventuale inserimento di Ranieri come direttore tecnico accanto a Massimiliano Allegri sulla panchina della nazionale rappresenterebbe una soluzione inedita per il calcio italiano, più abituato a vertici monocratici che a ticket tecnici. Eppure, l’idea ha un suo fondamento logico: affidare la gestione quotidiana della squadra a un ct giovane (seppur navigato come Allegri) e la supervisione strategica a un raccoglitore di esperienze come Ranieri, capace di gestire spogliatoi complessi e pressioni mediatiche senza precedenti.
Niente porte chiuse, solo un’attesa operativa
Ranieri non ha fissato condizioni né posto veti. “Mai dire mai”, ha ripetuto, quasi a voler ossigenare un dibattito che, dopo i rifiuti illustri e le rinunce estive, rischiava di arenarsi in un cono d’ombra. La sua disponibilità, per come l’ha espressa, non è un appello: è un lasciapassare. Chi di dovere, se vorrà, saprà dove bussare. L’assenza di impegni immediati lo rende, in questa fase, l’uomo giusto nel momento sbagliato – o forse, visto il calendario delle qualificazioni che si avvicinano, proprio nel momento perfetto.




