Superpetroliera in fiamme a Hormuz, ucciso palestinese in Cisgiordania: le crisi che incendiano il Medio Oriente
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Redazione Esteri
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Una superpetroliera con una capacità di 2,5 milioni di barili è stata colpita nello Stretto di Hormuz ed è andata a fuoco. A riferirlo è l'agenzia di stampa iraniana Fars, che cita fonti locali, precisando che il natante è stato raggiunto a circa otto chilometri dalla costa dell'Oman mentre percorreva una rotta definita non autorizzata.
L'organizzazione britannica per le operazioni di commercio marittimo, la UK Maritime Trade Operations, ha confermato l'incidente, spiegando di aver ricevuto una segnalazione di terze parti secondo cui un mercantile è stato attinto da un proiettile non identificato durante la traversata. L'equipaggio risulta al sicuro, ma l'entità dei danni e le eventuali conseguenze ambientali non sono ancora state chiarite.
Le conseguenze di un attacco ancora senza rivendicazioni
Nessuna delle parti in causa ha per ora rivendicato l'attacco, né è stata indicata la bandiera sotto cui navigava la petroliera. Lo Stretto di Hormuz rappresenta da sempre un passaggio strategico vitale per il trasporto del greggio a livello globale, e la navigazione in quelle acque è resa ancora più complessa dal contesto di guerra che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele, con ripercussioni dirette sulla sicurezza delle rotte commerciali.
Yasuf, l'assalto dei coloni e la morte di Mashhour Shaher Yassin
In Cisgiordania, un uomo palestinese di 51 anni è stato ucciso da colpi d'arma da fuoco durante un attacco condotto da coloni israeliani contro il villaggio di Yasuf, nella zona centrale del territorio occupato. La vittima, identificata dai media palestinesi come Mashhour Shaher Yassin, è stata raggiunta dai proiettili esplosi dagli assalitori.
Secondo quanto riferito dalla televisione israeliana Kan, nei pressi dell'avamposto illegale di Anton, in Samaria, un gruppo di 25 palestinesi avrebbe lanciato pietre contro i coloni; questi ultimi sono poi entrati nel villaggio, rispondendo con lo stesso tipo di attacco. Dallo scontro è scaturita una sparatoria che ha provocato anche il ferimento di altre due persone di nazionalità palestinese e di un ragazzo israeliano.
Le versioni contrapposte e l'ombra dell'avamposto di Anton
La dinamica esatta di quanto accaduto resta al centro di versioni divergenti. Il sindaco di Yasuf, Joumaa Abdel Fattah, ha dichiarato che decine di coloni armati di bastoni e pistole hanno fatto irruzione nell'abitato intorno alle 13, provenendo dall'avamposto di Havat Anton, la cui creazione aveva già alimentato tensioni con i residenti palestinesi della zona. L'esercito israeliano ha fatto sapere di stare esaminando le circostanze dell'accaduto. Il ministero della Salute palestinese ha confermato l'identità della vittima e l'origine dei colpi che l'hanno uccisa.
Il quadro giuridico degli avamposti e delle colonie
Gli avamposti come quello di Anton sono considerati illegali persino dal diritto israeliano, trattandosi spesso di insediamenti costituiti da poche roulotte o strutture prefabbricate. Le colonie vere e proprie, dove risiedono circa 500.000 israeliani in Cisgiordania, sono ritenute illegali dal diritto internazionale, una posizione che Israele non accetta e che considera basata su un'interpretazione contestabile dello status del territorio. Accanto a questi insediamenti vivono circa tre milioni di palestinesi.
I raid sauditi su Sana'a e le accuse reciproche con gli Houthi
Sul fronte yemenita, gli Houthi hanno denunciato una serie di attacchi aerei sauditi contro la capitale Sana'a e le province di Saada, Taiz e Amran. Si tratterebbe del primo bombardamento sulla capitale yemenita sotto controllo degli insorti dall'inizio dell'escalation, risalente allo scorso 3 settembre. L'Arabia Saudita non ha per ora rilasciato dichiarazioni sull'accaduto. Le ostilità tra le due parti si inseriscono in un quadro di crescente tensione regionale, alimentato da accuse incrociate relative ad attacchi contro infrastrutture civili e siti religiosi.
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