Focolaio di tubercolosi allo Spazio Neruda, la procura apre un'inchiesta
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Redazione Salute
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Un focolaio di tubercolosi, che si è sviluppato all'interno dello Spazio Neruda, l'ex scuola di corso Ciriè occupata da anni e gestita da attivisti di un centro sociale, ha spinto la procura di Torino ad aprire un fascicolo. L'inchiesta, per il momento senza indagati e senza una precisa ipotesi di reato, è stata affidata al gruppo che si occupa della tutela degli ambienti di lavoro, dei consumatori e della salute pubblica. L'attenzione dei magistrati si concentra sulle dinamiche e sulle responsabilità che hanno portato alla diffusione del contagio in una struttura che, stando a quanto riferito, ospiterebbe circa duecento persone, molte delle quali in condizioni di forte precarietà.
La comunicazione dell'Asl e le polemiche
A far emergere la gravità della situazione è stata una comunicazione dell'Asl Città di Torino indirizzata al Comune, nella quale si rendeva noto che il primo caso di tubercolosi era stato identificato il 24 agosto, ma le misure per gestire l'emergenza sono state formalmente sollecitate solo a distanza di settimane. Questo lasso di tempo, tra l'individuazione del primo focolaio e l'allerta ufficiale, ha immediatamente generato un acceso dibattito sulle eventuali responsabilità e sui ritardi nella gestione preventiva. L'assessore al Welfare, da una parte, ha rivolto accuse al sindaco, mentre gli abitanti della struttura si sono interrogati pubblicamente, chiedendo se il problema fosse da attribuire alla loro presenza o, piuttosto, a una carenza di interventi di prevenzione da parte delle istituzioni.
Il precedente e la cronicità del fenomeno
Quello che colpisce, e che conferisce alla vicenda un carattere di amara ripetizione, è il ricordo di un episodio pressoché identico verificatosi nel 2018 in un altro edificio occupato. Anche in quella circostanza, infatti, si era registrato un focolaio infettivo in un contesto abitativo simile, caratterizzato da alti livelli di promiscuità e da condizioni igienico-sanitarie spesso al limite. La tubercolosi, la cui presenza è ormai accertata in una decina di persone all'interno dell'ex scuola, ha così riportato l'attenzione su una problematica che sembra assumere i contorni di una questione strutturale e non più solo emergenziale, coinvolgendo aspetti che vanno dalla salute pubblica fino alla gestione di edifici occupati.
Le reazioni politiche e il contesto
La localizzazione del focolaio, in un quartiere popolare e a ridosso di una scuola materna, ha inevitabilmente amplificato l'allarme e le reazioni. Alcuni partiti hanno sottolineato quello che definiscono un "mancato coordinamento tra enti", evidenziando carenze nella comunicazione e nell'azione tempestiva. Altri schieramenti, invece, hanno posto l'accento sulla gestione della struttura, collegando l'emergenza sanitaria a scelte di tolleranza politica. Mentre le indagini della procura procedono per accertare i fatti, la situazione resta delicata, con l'Asl che ha ufficialmente richiesto l'adozione di tutti i provvedimenti necessari a garantire l'accesso in sicurezza all'edificio di via Ciriè 7.




