L’isola abbraccia Peppino di Capri, l’ultimo saluto tra applausi e musica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un lungo applauso ha salutato l'arrivo del feretro nella sede del Municipio, dove è stata allestita la camera ardente alla quale cittadini e ammiratori si stanno avvicinando per rendere omaggio al cantante scomparso ieri all'età di 86 anni. L'ingresso nella sala consiliare, che ospita la camera ardente aperta al pubblico dalle 13, è stato accompagnato da un gesto collettivo che ha rotto il silenzio del lutto e ha subito trasformato l'isola in un palcoscenico di affetto popolare.
Il sindaco Paolo Falco, uscendo dalla camera ardente, ha ricordato il rapporto profondo che legava l'artista alla sua terra, definendolo un'icona della musica italiana e internazionale che non ha mai perso il contatto con le radici capresi. La cerimonia funebre è stata fissata per le 17 nella chiesa di Santo Stefano, l'antica ex cattedrale che si affaccia a pochi passi dalla celebre Piazzetta, e per consentire a tutti di seguire il rito è stato montato un megaschermo vicino alla stazione della funicolare.
Il cordoglio e il legame con la città
Le vie e le piazze dell'isola si sono riempite di persone che hanno voluto stringersi attorno alla famiglia, ai figli Igor, Edoardo e Daria, in una giornata che il primo cittadino ha voluto segnare con la proclamazione del lutto cittadino e l'annullamento degli eventi comunali in programma. Il sindaco Falco ha anche condiviso un aneddoto che lega la sua famiglia al cantante, rivelando che fu proprio sua nonna paterna a fare da maestra di pianoforte al giovanissimo Peppino.
La città ha voluto omaggiare il suo concittadino più illustre con manifesti funebri che riportano alcuni versi de "Il Sognatore", una delle canzoni più amate dal pubblico, quasi a voler restituire all'artista quelle parole che hanno fatto sognare generazioni intere.
Una carriera lunga settant'anni
Nato Giuseppe Faiella il 27 luglio 1939, Peppino di Capri ha segnato oltre sessant'anni di musica italiana, vincendo due Festival di Sanremo nel 1973 con "Un grande amore e niente più" e nel 1976 con "Non lo faccio più". Fu l'unico artista italiano a esibirsi nella tournée dei Beatles in Italia nel 1965, un'impresa che ne consacrò la statura internazionale e che lo rese un pioniere nel mescolare la melodia partenopea con i ritmi del rock 'n' roll e del twist provenienti dall'America. Con oltre 35 milioni di dischi venduti e brani come "Champagne", "St. tropez Twist" e "Luna caprese", ha attraversato epoche e mode senza mai perdere l'eleganza e quel legame indissolubile con la sua isola, che lo aveva reso un ambasciatore nel mondo della cultura e dell'identità caprese.
L'addio tra musica e istituzioni
Mentre gli altoparlanti diffondono a volume moderato i successi del cantante, nella piazzetta e ai margini della funicolare si sono radunate centinaia di persone che, non potendo entrare nella chiesa di Santo Stefano, seguono la funzione attraverso il maxischermo allestito dalla Protezione civile. Tra i presenti spicca la figura del presidente del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis, che, visibilmente commosso, ha voluto rendere omaggio all'amico e grande tifoso della squadra azzurra.
Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha inoltre annunciato che l'intero cammino istituzionale per il riconoscimento della Canzone Napoletana come Patrimonio dell'Umanità UNESCO sarà dedicato alla sua memoria, riconoscendolo come la massima espressione moderna di questa tradizione.




