Il paradosso dei bond sotto assedio (che ora iniziano a piacere in Europa)

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’andamento dei mercati azionari, i quali sembrano non curarsi minimamente dei rischi connessi alla crisi del Golfo e anzi si muovono in molti casi di nuovo sui massimi storici, non rappresenta certo l’unico paradosso del momento. La seconda anomalia, forse ancora più clamorosa, la si riscontra nel mondo obbligazionario; un settore, quest’ultimo, che sta vivendo una vera e propria crisi di identità, specie se lo si confronta con l’euforia relativa che circonda le Borse. Gli analisti definiscono il fenomeno come un vero e proprio «shock di correlazione», una divergenza che rende inadeguati i vecchi manuali di investimento. In uno scenario di rischio geopolitico elevato come quello attuale, ci si aspetterebbe un ruolo stabilizzante dei bond, eppure sta accadendo esattamente il contrario: il comparto del reddito fisso ha subìto un deterioramento ben più marcato rispetto all’equity, con un rialzo dei rendimenti di circa mezzo punto percentuale nell’Eurozona. Questa tendenza, avverte Andrea Delitala di Pictet Asset Management, non solo richiama il doloroso pattern osservato nel 2022, ma lo amplifica, configurando uno shock di correlazione più intenso di quanto visto in passato.

L’assedio dei rendimenti e il disallineamento con l’azionario

La domanda che molti investitori si pongono, osservando il Treasury statunitense decennale salire e il prezzo dei titoli di Stato scendere, è la seguente: perché la guerra in Medio Oriente penalizza le obbligazioni invece di proteggerle? La risposta risiede nella natura della crisi in corso, che colpisce duramente l’offerta di energia. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a riflettersi sui prezzi del petrolio, e quindi sulle aspettative di inflazione, il che spinge le banche centrali a mantenere un atteggiamento più restrittivo del previsto. Se da un lato le azioni tengono grazie alla solidità degli utili societari – i quali, va detto, riflettono una crescita economica ancora robusta nonostante il contesto avverso – dall’altro i bond subiscono la pressione di un aumento dei tassi reali. Si è creato così un vistoso disallineamento: il petrolio si mantiene su livelli coerenti con le attese di guerra, mentre i bond appaiono agli occhi di molti analisti come «eccessivamente penalizzati», quasi avessero scontato una recessione che al momento non si vede all’orizzonte.

Perché l’Europa diventa il centro dell’interesse

Ed è proprio in questa sofferenza, paradossalmente, che risiede l’opportunità. Il contesto europeo, in particolare, sta mostrandosi ricco di spunti per chi ha liquidità da impiegare. Il comparto obbligazionario – e qui sta la svolta narrativa di queste settimane – «appare relativamente più attraente, dopo le recenti correzioni». La tesi di chi guarda con interesse ai bond del Vecchio Continente si basa sull’analisi dei tassi reali, che si collocano stabilmente al di sopra dei livelli di neutralità. Per l’Eurozona, ad esempio, il divario tra il tasso reale e quello neutrale è particolarmente ampio, suggerendo che il mercato sta prezzando un premio al rischio forse eccessivo legato a fattori strutturali come la transizione energetica e l’aumento della spesa per la difesa. Ne consegue che i titoli di Stato europei a medio-lungo termine iniziano a offrire rendimenti che, in un’ottica di lungo periodo, tornano a essere interessanti per bilanciare i portafogli.

Gestione della volatilità e strategie flessibili

In termini di asset allocation, il contesto attuale richiede un approccio prudente ma non immobilista. La geopolitica domina i mercati, costringendo gli investitori a prendere decisioni in un quadro di grande incertezza; alcuni gestori segnalano una progressiva riduzione dell’esposizione diretta all’azionario, a favore di strategie opzionali che permettano di gestire la volatilità. La resilienza delle Borse, se da un lato è confortante, ha ridotto i margini di valutazione, limitando il potenziale di crescita nel brevissimo termine. Per converso, l’aumento dei tassi reali e la necessità di finanziare investimenti strutturali in energia rappresentano un vento contrario per le obbligazioni, ma è proprio quando il vento soffia più forte che si trovano le occasioni migliori. Ignorare i bond oggi, dopo un autentico «assedio» che ne ha compresso i prezzi, potrebbe rivelarsi un errore tattico per chi cerca un cuscinetto contro le scosse che verranno.

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