Unicredit, Inwit e Nexi nel mirino, avvio volatile per le borse europee con il petrolio in calo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il lunedì degli investitori, si sa, si gioca spesso sulle repliche al venerdì che lo ha preceduto; ma la seduta del 20 marzo ha lasciato strascichi meno immediati di quanto si possa immaginare, consegnando a Piazza Affari un avvio in territorio positivo—una reazione, questa, all’apparente controtendenza—dopo la pesante correzione del giorno prima. Le contrattazioni si sono aperte con il Ftse Mib in rialzo dello 0,8% circa, attestandosi a 44.081 punti, sostenuto dalla discesa dei prezzi del petrolio e del gas, un movimento che di solito alimenta gli ottimismi sui costi energetici per il sistema industriale. Eppure, a guardare bene l’andamento dei singoli titoli, già nella prima mezz’ora emergeva una fotografia composita: da un lato Buzzi, con un balzo del 4%, insieme a Mediobanca, Moncler e Mps—tutte intorno a un +2,6%—dall’altro Inwit, che invece cedeva l’8,4%, mentre Eni arretrava dell’1,3% e Leonardo e Diasorin registravano flessioni frazionali.

Il peso delle scadenze tecniche e la volatilità attesa

Erano le 8:20 quando i mercati europei si preparavano a una seduta che, nelle previsioni, sarebbe stata volatile. La ragione, per gli addetti ai lavori, risiedeva in una confluenza di fattori: il calo del petrolio, certo, ma anche una serie di scadenze tecniche cruciali. Proprio nella giornata di venerdì sono giunti a termine i future sull’indice Ftse Mib, così come i future su azioni e le opzioni con scadenza marzo 2026. Questi meccanismi—che gli analisti chiamano “triple witching” nel gergo anglosassone—tendono ad amplificare i movimenti, portando con sé volumi anomali e oscillazioni che non sempre riflettono il solo sentiment degli investitori. Alle 11.40 l’indice milanese viaggiava in progresso dello 0,34%, a 43.849 punti, dopo aver disegnato un range piuttosto ampio tra un minimo di 43.522 e un massimo di 44.383. Un movimento, questo, che raccontava la difficoltà di trovare un equilibrio in una mattinata già di per sé densa di appuntamenti.

Il ribasso della vigilia e il quadro tecnico

Per comprendere la cautela con cui si muovevano gli operatori, occorreva però tornare indietro di qualche ora. La chiusura del 19 marzo aveva consegnato un segnale inequivocabile: il principale indice di Borsa Italiana aveva archiviato la seduta con un -2,32%, una perdita sa che aveva interrotto bruscamente il tentativo di consolidamento dei giorni precedenti. L’analisi tecnica, strumento al quale molti gestori guardano per tracciare i livelli psicologici, delineava un quadro chiaro: il movimento ribassista sembrava destinato a prolungarsi, con un primo sostegno individuato a 43.306 punti e una resistenza collocabile nell’area 44.492. Le proiezioni, basate sull’andamento dei volumi e delle medie mobili, indicavano la possibilità di un ulteriore test di nuovi minimi, verso quota 42.911. Numeri che, per quanto astratti, pesano sulle scelte operative, soprattutto quando a contorno c’è una fase macroeconomica già complessa.

Lo scenario internazionale e i tre nomi sotto osservazione

Non solo Milano, del resto. Il quadro europeo si presentava in affanno, con le principali piazze finanziarie—Francoforte, Londra, Parigi—che accusavano perdite consistenti. Lo sfondo era quello di un conflitto con l’Iran ormai prossimo alla quarta settimana, un elemento che continua a influenzare le dinamiche energetiche e, più in generale, la propensione al rischio. Dall’altra parte dell’Atlantico, con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, gli Stati Uniti mostravano un andamento negativo: gli investitori, lì come qui, mostravano crescenti preoccupazioni per l’aumento dell’inflazione e per il possibile intervento delle banche centrali sulla politica monetaria. In questo contesto, i riflettori rimanevano accesi su tre nomi precisi: Unicredit, Inwit e Nexi. Il primo, per il suo ruolo di barometro del credito; il secondo, per la flessione marcata che solleva interrogativi sul comparto delle infrastrutture digitali; il terzo, per la sua esposizione ai pagamenti elettronici, un settore sensibile ai cambiamenti nei consumi e nelle condizioni di liquidità.

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