Borse europee in rally sull’ottimismo di una fine della guerra, petrolio volatile e spread in calo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il clima di “risk on”, dopo un marzo che aveva messo a dura prova la fiducia degli investitori, è tornato a imporsi sui mercati finanziari con una violenza che non si registrava da tempo. A innescare la miccia della nuova euforia, capace di far accendere i listini da Tokyo a Milano, è stata l’ultima dichiarazione del presidente americano Donald Trump, il quale – in una comunicazione destinata a scaldare gli animi prima del discorso alla nazione previsto per la notte (le 21 ora locale) – ha annunciato l’intenzione di porre fine al conflitto con l’Iran nel giro di “due o tre settimane”. Una tempistica, quella indicata, che prescinde persino dalla natura dell’intesa che potrebbe o meno essere raggiunta con Teheran, suggerendo una volontà di disimpegno unilaterale da parte di Washington.

A Piazza Affari l’accelerazione è stata netta, con l’indice Ftse Mib che ha archiviato la seduta mettendo a segno un progresso del 3%. Un balzo che ha trovato le sue gambe principali nel comparto del credito, dove UniCredit ha galoppato con un +5,8%, e in un rally trasversale che ha coinvolto anche titoli industriali come Buzzi e Prysmian, entrambi in rialzo di oltre il 5%. In questo contesto di rinnovato appetito per il rischio, l’intera Europa ha marciato compatta, beneficiando di un’ondata di ottimismo che ha spazzato via le incertezze accumulate nelle settimane precedenti.

Se il Vecchio Continente accelerava, il dato più eclatante in termini percentuali è arrivato però da Seul, dove l’indice principale ha rimbalzato dell’8,76%. Una reazione violenta, quella della borsa sudcoreana, favorita da una raffica di acquisti su titoli considerati eccessivamente scontati dopo le pesanti perdite patite durante il mese di marzo. L’intera regione asiatica, del resto, aveva già fornito il preludio di una giornata positiva, sintonizzandosi sulle frequenze della distensione geopolitica auspicata da Washington.

Sul fronte obbligazionario, l’effetto combinato del ritorno alla fiducia e dell’attenuazione delle tensioni belliche si è tradotto in una compressione dello spread tra Btp e Bund. Il differenziale, in avvio, è sceso fino a 83 punti base, allontanandosi dai 90 punti della vigilia, mentre il rendimento del decennale italiano ha subito una flessione di tredici punti base, attestandosi al 3,76 per cento. Un movimento, questo, che riflette la ricerca di una normalizzazione dopo le turbolenze dei mesi scorsi.

A fare da contraltare alla corsa delle azioni è stato il mercato del petrolio, il cui prezzo è rimasto in bilico intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Se da un lato la prospettiva di una fine della guerra in Medio Oriente ha alleggerito le pressioni sui timori di approvvigionamento, dall’altro l’oscillazione dell’oro nero testimonia la delicatezza di una fase in cui ogni dichiarazione ufficiale può ancora modificare gli equilibri. Nel frattempo, l’euro ha approfittato del momento per guadagnare terreno sul dollaro, tornando stabilmente sopra quota 1,16.

Il peso delle parole di Trump e la reazione delle borse asiatiche

La diretta conseguenza delle dichiarazioni provenienti da Washington è stata una vera e propria inversione di tendenza per i listini asiatici, che hanno chiuso in netto rialzo trascinando con sé l’Europa. L’ottimismo generato dall’idea che il conflitto possa essere chiuso in tempi brevi – indipendentemente dalla formalizzazione di un accordo con Teheran – ha agito come un potente catalizzatore, sovrascrivendo le ansie geopolitiche che avevano dominato la scena nelle settimane precedenti. Gli investitori, nella scia di questo annuncio, hanno rapidamente ricomposto i loro portafogli, spostando il baricentro dalle attività rifugio verso quelle azionarie, più sensibili a un miglioramento del clima generale.

Il comparto bancario e i titoli industriali trainano Piazza Affari

Nel dettaglio della seduta milanese, è stato il settore bancario a fornire la spinta più consistente. Istituti di credito, da sempre termometro sensibile delle tensioni finanziarie e geopolitiche, hanno beneficiato della discesa dei rendimenti e della riduzione del differenziale sovrano, trovando in UniCredit un autentico traino con una performance che ha superato abbondantemente la media del listino. Parallelamente, la ritrovata propensione al rischio ha premiato titoli industriali con una forte esposizione internazionale: Buzzi e Prysmian, entrambi caratterizzati da una solida struttura finanziaria e da una presenza globale, hanno registrato rialzi superiori al 5%, contribuendo in maniera determinante alla tenuta dell’indice.

Petrolio volatile e spread in calo: i segnali di un mercato che guarda avanti

Se la borsa ha celebrato, il mercato obbligazionario e quello delle materie prime hanno offerto letture più sfumate della stessa situazione. Il calo dello spread, accompagnato da una flessione del rendimento del Btp decennale, indica una riduzione del premio al rischio richiesto dagli investitori per detenere il debito italiano. Un segnale, questo, che si accompagna a una certa cautela sul fronte petrolifero: nonostante l’annuncio di una possibile fine delle ostilità abbia contribuito a mantenere il prezzo del barile in un’area di consolidamento intorno ai 100 dollari, la volatilità resta elevata. L’euro, dal canto suo, ha ritrovato slancio, approfittando del clima disteso per apprezzarsi nuovamente sul dollaro, in un movimento che riflette il riallineamento delle aspettative sui flussi di capitale.

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