Cartelle esattoriali, il tempo di riscossione torna a salire: servono in media 5,1 anni
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Redazione Economia
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Il tempo medio necessario per riscuotere una cartella esattoriale torna a salire, superando nuovamente la soglia dei cinque anni. A certificarlo è il rapporto di verifica dei risultati della gestione 2025 dell'Agenzia delle Entrate e dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, redatto dal Dipartimento delle Finanze del Mef, che fotografa un sistema in cui l'efficacia del recupero sui carichi più recenti fatica ancora a decollare nonostante qualche timido segnale di miglioramento.
Il dato, che era sceso a 4,8 anni nel 2024, è risalito a 5,1 anni, allineandosi ai valori medi del biennio precedente e restando comunque distante dal picco di 6 anni registrato nel 2021.
Il peso dei carichi più vecchi e il basso tasso di riscossione
A pesare sulla media complessiva è soprattutto la bassa percentuale di riscossione sui carichi affidati negli ultimi anni, un indicatore che misura il rapporto tra quanto viene effettivamente incassato nell'anno in corso e nei due precedenti rispetto al valore complessivo dei carichi affidati. Questo tasso si attesta al 5,64%, in lieve crescita rispetto al 5,53% del 2024 ma ancora su livelli estremamente contenuti: per i soli carichi affidati a partire dal 1° gennaio 2025, la percentuale scende addirittura al 2,07%, un dato fisiologico visto che i processi di recupero sono appena stati avviati.
Se si analizza il dato per singola annualità di affidamento, emerge un peggioramento significativo a partire dal 2017, mentre il quadro relativo agli affidamenti più recenti appare più incoraggiante: il riscosso nel 2025 per l'annualità di affidamento 2025 raggiunge il 10,37%, e il dato sale al 22,51% per i carichi affidati nel 2024, a dimostrazione che la capacità di recupero è relativamente più efficace nei primi anni per poi rallentare progressivamente con il passare del tempo.
Riscossione record e l'evoluzione normativa della rateizzazione
Nonostante i tempi medi ancora elevati, il 2025 ha segnato un risultato storico per le casse dello Stato: l'attività complessiva di recupero ha portato a casa 36,2 miliardi di euro, con un incremento dell'8,4% rispetto all'anno precedente, frutto per 29 miliardi delle azioni di contrasto all'evasione fiscale e per 7,2 miliardi dei recuperi effettuati per conto di altri enti.
Il quadro normativo, intanto, si prepara a una svolta significativa con l'attuazione del Decreto Legislativo 110 del 29 luglio 2024, che ha introdotto una riscrittura organica delle norme sul recupero crediti e sulla dilazione dei pagamenti. La novità principale riguarda la rateizzazione delle cartelle per debiti di importo pari o inferiore a 120.000 euro, che dal 1° gennaio 2025 è stata estesa fino a 84 rate mensili, per salire a 96 rate a partire dal 1° gennaio 2027 e arrivare infine a 108 rate dal 2029, senza che il contribuente debba dimostrare la propria situazione di difficoltà economica.
I piani misti e il ricalcolo dei bollettini per la rottamazione quinquies
In attesa di questi cambiamenti strutturali, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione sta gestendo una complessa operazione di ricalcolo per i cosiddetti piani misti, ovvero quelle rateizzazioni ordinarie che contengono sia carichi inclusi nel perimetro della rottamazione quinquies sia debiti esclusi dalla definizione agevolata.
Per questi contribuenti, l'ente sta predisponendo l'invio graduale di nuovi bollettini e importi aggiornati: la sospensione dei pagamenti opera esclusivamente per la quota riferita ai carichi rottamabili, mentre i debiti non ammessi alla sanatoria devono continuare a essere versati secondo le scadenze originarie del piano, pena la decadenza dal beneficio della rateazione.
Dopo il 31 luglio 2026, data di scadenza della prima rata della rottamazione, le dilazioni sospese verranno revocate per i debiti inseriti nell'istanza, e i piani ordinari verranno "ripuliti" dei carichi definiti, con l'emissione di nuovi bollettini disponibili nel cassetto fiscale del contribuente per le rate residue.
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