Juventus, il caso Vlahovic e quella trattativa che sa di déjà vu: rinnovo o addio come Dybala?
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Redazione Sport
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La risposta sul campo, quella che conta, Dusan Vlahovic l’ha appena consegnata con gli interessi: due partite, due reti, quattro punti preziosi per la rincorsa alla Champions League. Il serbo, tornato a essere decisivo dopo il lungo stop per l’infortunio muscolare, ha zittito le critiche con il gol dell’1-1 al Verona (su punizione, per giunta) e la perla che ha steso il Lecce, un’esultanza rabbiosa e silenziosa che racconta più di mille parole lo stato d’animo di chi si sente messo in discussione. Sembrerebbe il classico lieto fine, eppure – ed è qui che la vicenda si infittisce – il suo futuro in bianconero resta più in bilico che mai.
Un’arma a doppio taglio: il rinnovo che non decolla
La sostanza, spiace dirlo, è che ogni gol segnato in questo rush finale rischia di diventare un boomerang per le casse di corso Galileo Ferraris. Da un lato, Luciano Spalletti lo vuole tenere strettissimo, avendone fatto peraltro la colonna del suo scacchiere; lo stesso allenatore, reduce dalle richieste inascoltate di un centravanti fisico durante il mercato di gennaio, ha sottolineato come Vlahovic sia “un giocatore preciso, definito, che interpreta il ruolo da nove come pochi”. Dall’altro lato, però, la dirigenza deve fare i conti con la dura realtà economica.
Il contratto dell’attaccante scade tra poco più di un mese (giugno 2026), e il divario tra domanda e offerta sembra al momento incolmabile. La Juventus, vincolata al proprio tetto salariale, ha messo sul piatto un prolungamento breve (forse fino al 2027 o 2028) con un ingaggio che si aggirerebbe intorno ai 6-7 milioni di euro netti a stagione – una cifra che, tradotta, equivale a un taglio netto di quasi la metà rispetto agli attuali 12 milioni percepiti dal serbo. Un sacrificio economico non da poco, che Vlahovic sembra intenzionato a non accettare in fretta, conscio magari di attirare le attenzioni di club ben più facoltosi come Barcellona o Bayern Monaco.
L’ombra di Dybala: uno scenario che si ripete?
E qui sorge spontaneo il parallelo con un altro caso che ha segnato la storia recente del club. La trattativa complicata, la scadenza contrattuale che si avvicina, la richiesta economica elevata e la possibilità concreta di separarsi a zero: sono tutti elementi che ricordano da vicino l’addio – travagliato e amarissimo – di Paulo Dybala. Come allora, anche oggi emerge la figura di John Elkann, il quale dovrebbe incontrare personalmente il padre del giocatore (Milos Vlahovic, che ormai gestisce la trattativa in prima persona) nei prossimi giorni per cercare di sbloccare un’intesa che pare arenata.
La volontà dell’azionista di maggioranza, lo si dice, è quella di assecondare il tecnico e blindare il serbo, ma la politica societaria è chiara: non si vuole più ripetere l’errore commesso in passato con certi parametri zero eccellenti, un errore che ha già in passato portato via da Torino prima Dybala e poi Adrien Rabiot. La sensazione, leggendo tra le righe dei retroscena, è che la Juventus abbia offerto il massimo che poteva permettersi e ora attenda una risposta che non arriva.
Il campo come ultima (e unica) verità
Mentre i legali e i dirigenti si scambiano documenti, Vlahovic intanto si gode il momento di grazia ritrovata. Dopo mesi di stop e una lunghissima astinenza dal gol che durava da fine ottobre, il centravanti ha ritrovato la via della rete e con essa anche la condizione atletica che gli era mancata per buona parte della stagione. A Luciano Spalletti, che lo ha reinserito titolare in pianta stabile, l’attaccante sta ripagando la fiducia con i fatti: prestazioni solide, lotta per la squadra e quella cattiveria sotto porta che era mancata per troppo tempo a una Juventus alla disperata ricerca di un trascinatore.
Lo scenario appare dunque netto. O il serbo accetta il sacrificio economico e si lega al progetto a cifre ridotte, seguendo magari l’esempio di altri compagni di spogliatoio che hanno già rinnovato; oppure si materializzerà l’ennesima separazione dolorosa a parametro zero – o quasi – con l’amaro in bocca per una società che, dopo aver investito cifre importanti per prelevarlo dalla Fiorentina, rischierebbe di vederlo andare via senza un corrispettivo adeguato. Le prossime settimane, con le sfide cruciali contro la sua ex squadra e il derby della Mole, saranno decisive non solo per la qualificazione alla prossima Champions League, ma anche per capire se questa storia d’amore e odio potrà avere un seguito.




