Leapmotor B10 Reev, la prova su strada e quel déjà vu che non lo è. E Opel si prepara al 2028 con la cinese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Leapmotor B10, quella che avevamo già messo sotto torchio nello scorso febbraio, torna a farsi vedere – e a farsi guidare – in una veste che, a guardarla distrattamente, sembra identica. E il dubbio è più che lecito, quasi inevitabile, perché il design esterno (fatta eccezione per la tonalità della carrozzeria, che da “Starry night blue” vira ora al “Tundra grey”) non presenta strappi alla continuità stilistica. Nessuna sigla particolare, nessun adesivo che gridi al passante la differenza sostanziale, eppure c’è: questa non è la versione completamente elettrica che avevamo provato pochi mesi fa, bensì la variante con range extender, la cosiddetta Reev, una soluzione ibrida nella quale la batteria si accompagna a un piccolo motore a benzina che, senza mai collegarsi meccanicamente alle ruote, ricarica le celle durante la marcia. Una scelta tecnica, questa, che mira a cancellare l’ansia da autonomia senza però rinunciare al comportamento dinamico di un elettrico puro; e, nei fatti, i consumi reali registrati durante la nostra prova – urbana ed extraurbana mescolate senza pietà – si attestano su valori interessanti, anche se il dato definitivo andrà verificato su strada aperta e con stili di guida diversi. Quanto al prezzo, Leapmotor sembra voler mantenere la linea aggressiva già intravista con la sorella minore T03, puntando a posizionarsi nel segmento dei Suv compatti senza però scomodare le premium tedesche.

Opel, il 2028 e un Suv elettrico che nascerà (anche) cinese

Proprio mentre si provava la B10 Reev, un’altra notizia ha cominciato a circolare con insistenza, e stavolta non riguarda un modello già in vendita ma un’alleanza destinata a produrre i suoi frutti solo tra qualche anno. Opel, lo storico marchio di Rüsselsheim, anticipa ufficialmente l’arrivo di un Suv elettrico di segmento C – quindi nel cuore del mercato europeo – che vedrà la luce nel 2028 e che, al suo interno, porterà la tecnologia della cinese Leapmotor. A dirlo senza troppi giri di parole è lo stesso Florian Huettl, amministratore delegato del marchio tedesco, il quale ha spiegato che il veicolo verrà “progettato e creato da noi alla Opel di Rüsselsheim” ma sviluppato da squadre internazionali dislocate tra Germania e Cina. Un modo elegante per ammettere che la piattaforma, i geni meccanici e buona parte dell’anima tecnologica arriveranno da quella collaborazione siglata nel 2023 tra Stellantis e Leapmotor, mentre la linea di montaggio resterà a Saragozza, dove già oggi nasce l’iconica Corsa.

Leapmotor è la volpe nel pollaio Stellantis? I numeri dicono qualcosa di simile

Ma chi è, davvero, Leapmotor nel contesto del gruppo guidato da Antonio Filosa? La metafora della volpe nel pollaio circola da mesi negli ambienti dell’industria, e non è difficile capirne il motivo. Guardando i dati di vendita del 2026, emerge un fatto innegabile: nessun modello dei cosiddetti marchi storici di Stellantis compare tra le dieci auto elettriche più vendute in Europa. In compenso, e qui sta il paradosso, c’è la T03 – la citycar cinese a batteria – di cui Stellantis stessa ha l’esclusiva per la commercializzazione nel Vecchio Continente, esattamente come per l’intera gamma Leapmotor. Un successo, quello della piccola T03, che è andato ben oltre le previsioni più ottimistiche e che ha costretto i vertici a fare i conti con una realtà scomoda: a tenere alto il nome del gruppo nel settore delle EV non sono più la vecchia guardia, ma il socio orientale.

Dalla Spagna alla supply chain: il futuro della collaborazione tra i due colossi

Dopo quei primi risultati positivi, e dopo le indiscrezioni delle settimane scorse che ormai davano per scontato un allargamento dell’intesa, Stellantis e Leapmotor hanno annunciato nuove iniziative. Non si tratta solo della produzione spagnola del futuro Suv Opel, ma di un progetto che abbraccia lo sviluppo tecnologico, le catene di approvvigionamento e, tema cruciale in un mercato sempre più affollato, la competitività dei prezzi. L’Europa – e in particolare la Spagna – diventa così il laboratorio dove testare la tenuta di un modello ibrido (nel senso industriale del termine) che mescola la capacità di progetto tedesca, la flessibilità produttiva iberica e l’aggressività tecnologica cinese. Che poi, a ben vedere, è la stessa ricetta che ha già funzionato con la B10 Reev: un’auto che sembra uguale a se stessa ma che, sotto la scocca, racconta una storia molto diversa.

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