Dior Cruise 2026: Garrone dirige un corto ispirato a Mimì Pecci Blunt, tra moda e fantasmi del cinema

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mani laboriose che muovono bauli, pizzi e trine risvegliano presenze silenti in una villa che sembra sospesa nel tempo. È questa l’immagine con cui Matteo Garrone apre Les Fantômes du Cinéma, il cortometraggio realizzato per Dior Cruise 2026, un tributo ai maestri del cinema romano, capace di catturare atmosfere sognanti e riferimenti colti. Il regista, noto per il suo stile visionario, costruisce una narrazione in cui la moda si fonde con l’eredità artistica del Novecento, evocando figure come quella di Mimì Pecci Blunt, nobildonna e mecenate che trasformò la sua Villa Reale di Marlia, a Lucca, in un salotto intellettuale frequentato da personalità del calibro di Salvador Dalí, Jean Cocteau e Alberto Moravia.

Proprio a Mimì, donna dalla personalità poliedrica e dall’influenza decisiva nell’arte e nel teatro, Maria Grazia Chiuri ha dedicato l’ultima collezione Cruise di Dior, presentata ieri sera nel parco di Villa Albani Torlonia a Roma. Un luogo carico di storia, scelto non a caso: qui, tra nebbie artificiali e labirinti di siepe, la pioggia improvvisa ha aggiunto un tocco di mistero a una sfilata già di per sé onirica. Tra gli ospiti, volti noti come Natalie Portman, Beatrice Borromeo e Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, hanno attraversato giardini illuminati da luci soffuse, mentre le creazioni di Chiuri riecheggiavano l’eleganza senza tempo di Mimì, con abiti che mescolavano trasparenze, ricami e silhouette ispirate agli anni d’oro del teatro.

Non è un caso che Dior abbia scelto di riportare in vita anche La Cometa, il teatro romano di proprietà dei Pecci Blunt, acquistato e restaurato dalla maison. Un gesto che sottolinea il legame tra moda e cultura, tra passato e presente, in un dialogo continuo con l’arte. La collezione, del resto, è un viaggio tra memoria e futuro: gli abiti, pur radicati nell’estetica degli anni Trenta e Quaranta, reinterpretano in chiave contemporanea quel mix di raffinatezza e audacia che caratterizzava Mimì.

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