Papa Leone XIV commissaria la Casa Sollievo della Sofferenza: conti in rosso a San Giovanni Rotondo
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Redazione Interno
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La grande voragine finanziaria, che minaccia di inghiottire uno dei più prestigiosi fiori all’occhiello della sanità del Sud Italia, ha costretto il Vaticano a un intervento diretto e senza precedenti. È di pochi giorni fa la decisione, formalizzata attraverso un chirografo (un documento scritto e firmato di pugno dal Pontefice), con cui Papa Leone XIV ha istituito una "Commissione di indirizzo e vigilanza" per la Fondazione "Casa Sollievo della Sofferenza" di San Giovanni Rotondo, l’ospedale voluto da Padre Pio e inaugurato nel lontano 1956.
Sebbene la Santa Sede eviti accuratamente termini come "commissariamento" nel testo ufficiale, la sostanza giuridica dell’atto è inequivocabile: il nuovo organismo, dotato di poteri straordinari che gli consentono persino di sostituirsi agli organi statutari, si sovrappone di fatto al Consiglio di amministrazione della Fondazione, ponendo fine a una gestione ritenuta ormai insostenibile. Secondo le ricostruzioni più accreditate, il buco economico accumulato dalla struttura – che vanta ancora oggi numeri impressionanti, come i 2.
700 dipendenti e i 756 posti letto – oscillerebbe tra i 200 e i 300 milioni di euro, un passivo che rischia di paralizzare un presidio sanitario fondamentale per le aree interne della Puglia.
La poltrona bollente dei conti e il rischio di un passaggio di mano
L’intervento diretto di Papa Leone, che arriva dopo mesi di silenzio e preoccupazione, trova la sua genesi in una crisi di liquidità che si trascina ormai da anni. La situazione è talmente grave, e lo testimoniano le stesse proteste sindacali e i primi decreti ingiuntivi partiti da parte dei dipendenti, che tra le ipotesi più concrete per il futuro si fa strada quella della cessione a capitali privati.
Nelle ultime settimane, infatti, si è rincorsa con insistenza la notizia di un interesse specifico del Gruppo San Donato, uno dei maggiori colossi della sanità privata italiana, che avrebbe già sondato il terreno. La trattativa, stando a quanto riportato dalla stampa nazionale, sarebbe però subordinata a una condizione di non poco conto: la "ripulitura" della montagna di debiti che grava sulle spalle dell’IRCCS.
In altre parole, prima di mettere mano al portafoglio, i privati chiedono che il Vaticano trovi una soluzione – forse coinvolgendo le banche o attraverso donazioni – per riassorbire le passività accumulate, un meccanismo che rende l’operazione estremamente delicata sotto il profilo economico e giuridico.
La gestione Gumirato e la disputa con la Regione Puglia
A capo della macchina ospedaliera, troviamo il direttore generale Gino Gumirato, figura che resta in sella nonostante il terremoto ai vertici e che anzi siederà nel comitato tecnico chiamato ad affiancare la neo-commissione. Gumirato, come riportano diverse agenzie, respinge al mittente l’etichetta di "commissariamento", preferendo parlare di un "comitato di indirizzo" simile a quelli utilizzati per le società partecipate pubbliche, e si mostra cauto ottimista sulla tenuta dei conti.
Egli attribuisce gran parte dei buchi finanziari ai mancati rimborsi da parte della Regione Puglia e della Asl di Foggia, con cui è in corso una disputa sui cosiddetti "fuori tariffa" (prestazioni erogate ma non coperte dalle tariffe standard del ministero della Salute).
Da una parte, la direzione dell’ospedale rivendica crediti per decine di milioni di euro; dall’altra, la Regione (con un deficit sanitario di quasi 370 milioni di euro) non solo contesta di dover pagare, ma sostiene addirittura di vantare crediti verso la Fondazione, una schermaglia contabile che ha paralizzato i flussi di cassa e aggravato l’esposizione debitoria verso i fornitori.
La reazione dei sindacati e il fantasma delle cessioni
Il clima tra i reparti, dove secondo alcune segnalazioni iniziano a scarseggiare persino farmaci e provette, è di forte tensione. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Fials) hanno rotto gli indugi, depositando centinaia di decreti ingiuntivi per recuperare gli arretrati stipendiali e contestando aspramente la gestione della dirigenza.
Nel mirino delle organizzazioni sindacali, oltre al mancato adeguamento dei contratti del personale (si parla di una media di 170 euro lordi mensili arretrati per dipendente), finiscono le cosiddette "retribuzioni d’oro" per i vertici della Fondazione, con stipendi annui che per alcuni dirigenti supererebbero i 200mila euro, senza dimenticare l’uso massiccio di consulenze esterne costosissime.
La preoccupazione più grande, in questo scenario di commissariamento "tecnico" e di possibile vendita a privati, riguarda la tenuta occupazionale e la natura stessa dell’opera voluta dal frate di Pietralcina, un timore che la commissione guidata dal laico Maximino Caballero Ledo (il "super-controller" dei conti vaticani) dovrà sciogliere nei prossimi mesi, quando presenterà il piano di risanamento e si deciderà il destino della compagine azionaria.




