Shein, bufera in Francia per le bambole sessuali dall'aspetto infantile
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Redazione Esteri
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L'autorità francese per la repressione delle frodi, la DGCCRF, ha formalmente segnalato all'inizio di novembre il colosso dell'e-commerce Shein per la commercializzazione di quelle che, in un comunicato ufficiale, sono state definite senza mezzi termini "bambole erotiche dall'aspetto infantile". L'oggetto contestato, che misurava circa ottanta centimetri in altezza e presentava fattezze palesemente bambinesche, complete di un orsacchiotto tenuto in mano, era corredato da una Descrizione di carattere esplicitamente sessuale, suscitando un'immediata e comprensibile ondata di indignazione. La vicenda, che ha rapidamente oltrepassato i confini della cronaca commerciale per investire questioni di ordine etico e giuridico di ampia portata, è emersa in un momento particolarmente delicato per l'azienda cinese, alle prese con l'espansione della sua presenza fisica sul territorio transalpino.
La denuncia e l'immediata reazione
Di fronte all'accusa gravissima di aver messo in vendita bambole gonfiabili pedopornografiche, la risposta dell'azienda non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato diffuso dall'agenzia stampa Afp, Quentin Ruffat, portavoce di Shein Francia, ha dichiarato che la società "collaborerà al 100% con la giustizia", impegnandosi a essere completamente trasparente. Questa presa di posizione, perentoria e mirata a contenere il danno d'immagine, è arrivata dopo che i vertici dell'e-tailer erano stati interpellati da un importante gruppo mediatico francese riguardo alla spinosa questione della condivisione dei nominativi degli acquirenti, una richiesta che, se avanzata dalle autorità giudiziarie, sembra trovare l'azienda disposta a un pieno accoglimento.
Il ritiro e le minacce dal governo
Il ricorso presentato dall'autorità francese ha prodotto un effetto immediato, obbligando di fatto Shein a rimuovere tempestivamente il prodotto incriminato dalla sua piattaforma online. L'intervento del governo, peraltro, non si è limitato a questa azione correttiva, ma ha assunto toni ben più severi. Il ministro dell'Economia, infatti, ha minacciato esplicitamente di vietare all'azienda di operare nell'intero mercato francese qualora avesse tentato di rimettere in vendita articoli analoghi, un'ipotesi che rappresenterebbe una battuta d'arresto significativa per i piani di crescita del gigante cinese in Europa. Il pugno duro mostrato dalle istituzioni locali, dunque, ha sortito l'effetto desiderato, spingendo la compagnia a un rapido ripensamento delle proprie politiche di vendita.
Le ripercussioni e l'allargamento dell'inchiesta
La tempesta giudiziaria e mediatica che si è abbattuta su Shein, per quanto di eccezionale gravità, non rappresenta un caso isolato nel vasto e poco regolamentato mondo del commercio elettronico. Le indagini delle autorità, che hanno costretto il colosso a un difficile esercizio di trasparenza, sembrano infatti destinate ad allargare i propri confini, finendo per coinvolgere altre piattaforme di vendita online sulle quali potrebbero essere stati commercializzati prodotti simili. L'episodio, perciò, ha il merito di aver riacceso i riflettori su un fenomeno oscuro e pericoloso, spingendo verso un controllo più stringente su ciò che viene offerto ai consumatori nel vasto e spesso opaco mercato digitale.




