L’Ue apre un’inchiesta formale su Shein per la vendita di prodotti illegali e design che crea dipendenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La piattaforma cinese di fast fashion Shein finisce nel mirino della Commissione europea, che ha aperto un procedimento formale ai sensi del Digital Services Act (Dsa). L’annuncio, arrivato nella giornata di martedì 17 febbraio 2026, segna un nuovo capitolo nel contrasto ai colossi dell’e-commerce che operano nel mercato unico, con Bruxelles che intende vederci chiaro su tre distinti fronti critici. Si indagherà, innanzitutto, sui sistemi implementati dall’azienda – la quale ha sede in Irlanda per le operazioni europee – per filtrare e impedire la vendita di prodotti illegali, inclusi quegli articoli che potrebbero integrare il reato di materiale pedopornografico. L’attenzione delle autorità, infatti, era già stata calamitata da un precedente caso in Francia, dove il governo aveva denunciato la presenza sul marketplace di bambole sessuali dall’aspetto inequivocabilmente infantile, sollevando un polverone che ha presto varcato i confini nazionali -3.

Il secondo pilastro dell’indagine, e forse quello più innovativo sul piano della tutela del consumatore digitale, riguarda le cosiddette “interfacce addictive”. Gli inquirenti europei vogliono accertare se meccanismi come l’assegnazione di punti, i premi fedeltà e altre strategie di gamification, le quali incentivano l’utente a interagire in modo continuativo con la piattaforma, costituiscano una violazione delle norme sulla trasparenza e possano ledere il benessere psicologico dei consumatori, specialmente dei più giovani -4. Queste tecniche, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero progettate per manipolare le scelte d’acquisto e massimizzare il tempo di permanenza sull’applicazione, creando un meccanismo di dipendenza simile a quello già contestato ad altre piattaforme social. A ciò si aggiunge la questione della trasparenza dei sistemi di raccomandazione: il Dsa obbliga le grandi piattaforme a spiegare chiaramente i parametri in base ai quali vengono suggeriti prodotti e contenuti, e a fornire un’opzione facilmente accessibile che non si basi sulla profilazione degli utenti, un aspetto che Bruxelles dovrà ora verificare.

Sul fronte della responsabilità per i contenuti illeciti, la mossa dell’esecutivo comunitario rappresenta un’accelerazione significativa, dato che il caso delle bambole segnalato dalle autorità francesi aveva già portato a una rimozione “immediata” dei prodotti da parte di Shein, come dichiarato dalla stessa azienda lo scorso novembre, quando aveva parlato di una “revisione completa” per scongiurare il ripetersi dell’accaduto -3. La Commissione, tuttavia, non si accontenta di interventi a posteriori e intende ora valutare l’adeguatezza sistemica dei controlli preventivi adottati dal colosso asiatico, esaminando se la piattaforma abbia messo in atto misure sufficienti per identificare e bloccare ex ante la pubblicazione di annunci relativi a merci potenzialmente connesse allo sfruttamento minorile. La vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha ribadito che “i prodotti illegali sono vietati, sia sugli scaffali fisici che sui mercati online”, sottolineando come la legge sui servizi digitali sia lo strumento deputato a garantire la sicurezza degli acquirenti e a tutelarli dagli algoritmi poco trasparenti -4.

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