La morte di Sofia e il vuoto della Fip: un’allergia fatale apre un’inchiesta per omicidio colposo
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Redazione Interno
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Il silenzio che avvolge il campo da basket è più pesante del rumore di una sirena nella notte. Sofia Di Vico, la quindicenne originaria di Caserta che giocava nell’Unio Basket Maddaloni, non tornerà più a correre su quel parquet. La sua scomparsa, avvenuta giovedì sera a seguito di un malore improvviso mentre si trovava a cena con le compagne di squadra a Castelfusano (sul litorale di Ostia), ha costretto la Federazione Italiana Pallacanestro a fermarsi. Il presidente Giovanni Petrucci, interpretando il sentimento di sgomento che ha travolto lo staff tecnico e gli addetti ai lavori, ha voluto esprimere un cordoglio fraterno verso la famiglia della giovane atleta, descrivendo la perdita come un dolore autentico per l’intero movimento cestistico.
Se la Fip piange la sua promessa, la Procura della Repubblica cerca la verità materiale su quanto accaduto quella sera. Il fascicolo aperto è per omicidio colposo, un’ipotesi di reato che suggerisce la necessità di verificare eventuali negligenze o omissioni. La salma di Sofia è stata sottoposta a sequestro giudiziario in attesa dell’autopsia, un esame che sarà cruciale per chiarire l’esatta dinamica del decesso. A quanto si apprende dalle prime ricostruzioni, la ragazza soffriva di allergie alimentari legate alle proteine del latte; una condizione, quest’ultima, profondamente diversa dalla semplice intolleranza al lattosio, che causa solo disturbi digestivi ma non esiti fatali. Proprio la distinzione tra queste due patologie – resa pubblica dagli esperti della Società Italiana di Allergologia – è al centro del dibattito giudiziario, considerando che l’anafilassi rappresenta un rischio concreto e letale se non intercettata in tempo.
L’arma della prevenzione e il cibo “nascosto”
La corsa in ambulanza verso l’ospedale Grassi di Ostia si è rivelata vana; nonostante i tentativi disperati dei medici, per Sofia non c’era più nulla da fare. Un particolare, emerso dalle dichiarazioni degli allergologi, getta luce sulla sottile linea che separa la vita dalla morte in questi casi: l’adrenalina auto-iniettabile. Considerata l’unico “salvavita” capace di bloccare una reazione immediata come lo shock anafilattico, questo strumento farmacologico è l’unico che può fare la differenza quando l’organismo va in collasso. A differenza di quanto avviene per le allergie ai vegetali (dove esistono reazioni crociate multiple), l’allergia alle proteine del latte come la caseina è particolarmente insidiosa perché quest’ultima resiste alla bollitura e ai succhi gastrici. Per questo, in contesti come la ristorazione, il pericolo maggiore viene definito “cibo nascosto”: una spolverata di formaggio, un residuo di latte nelle polpette o una contaminazione accidentale durante la preparazione dei piatti (come potevano essere le uova strapazzate ordinate dalla comitiva).
L’attesa dell’autopsia e il silenzio del torneo
La salma si trova ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria; l’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, dovrà stabilire con certezza se a causare il decesso sia stato l’ingestione di un alimento contenente derivati del latte o se vi siano state altre concause. La polizia ha già avviato i primi accertamenti sul locale dove la comitiva aveva cenato, cercando di ricostruire la catena degli eventi e verificando se il personale fosse stato adeguatamente informato delle condizioni di salute della giovane. Il torneo di pallacanestro a cui Sofia stava partecipando – il “Mare di Roma Trophy in Pink” – è stato immediatamente sospeso dagli organizzatori, i quali hanno spiegato la decisione con la necessità di fermarsi in un momento così drammatico, di fronte a un dolore che travolge la squadra, le compagne e l’intera delegazione.




