Fuori dalla Champions, un’umiliazione senza fine

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Milan è fuori dalla Champions League. Non è una frase che si scrive facilmente, soprattutto quando a decretarne l’eliminazione è stata una squadra come il Feyenoord, che, pur con tutto il rispetto, non rientra tra i colossi del calcio europeo. Un 1-1 a San Siro, dopo la sconfitta per 1-0 all’andata a Rotterdam, ha sancito una delle pagine più buie della recente storia rossonera. Un’umiliazione che pesa come un macigno, non solo per il risultato in sé, ma per il modo in cui è arrivata: tra errori individuali, prestazioni opache e una rissa finale che ha macchiato ulteriormente una serata già amara.

Theo Hernandez, uno dei pilastri della squadra, è finito nel mirino delle critiche. L’ex campione olandese Marco van Basten, che con la maglia del Milan ha scritto pagine indimenticabili, non ha usato mezzi termini: “Theo? Un ‘biscottaio’ di prima classe”. Un giudizio durissimo, che però non può essere l’unico capro espiatorio di una disfatta che ha radici più profonde. Il Milan, infatti, ha giocato male, molto male. Non è stata solo una questione di singoli errori, ma di un collettivo che ha faticato a trovare ritmo e idee, lasciando troppo spazio a un avversario che, pur senza stelle, ha saputo approfittare delle occasioni.

La rissa scoppiata a fine partita, non ripresa dalle telecamere internazionali ma segnalata da fonti attendibili come Tancredi Palmeri, è solo l’ultimo capitolo di una serata da dimenticare. Gli animi si sono surriscaldati, e quello che doveva essere un momento di sport si è trasformato in uno spettacolo indegno. Un’immagine che stride con la storia e la tradizione di un club come il Milan, abituato a competere ai massimi livelli, non a litigare sul campo dopo un’eliminazione che, va detto, era evitabile.

Van Basten, dal canto suo, ha voluto sottolineare il merito del Feyenoord: “Un momento meraviglioso per loro e per il calcio olandese”. Parole che suonano come un ulteriore schiaffo per i rossoneri, che invece di festeggiare si ritrovano a fare i conti con un fallimento europeo. La qualificazione agli ottavi era un dovere, considerando lo status del Milan e la forza degli avversari, ma il cammino si è interrotto troppo presto.

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