Mediobanca, la guerra dei numeri prima dell'assemblea su Banca Generali
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Redazione Economia
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Mancano pochi giorni all’assemblea di Mediobanca del 16 giugno, chiamata a deliberare sull’offerta pubblica di scambio (Ops) su Banca Generali, e gli equilibri azionari si fanno sempre più dinamici. Due fondi statunitensi, il New York City Comptroller e Calvert, hanno già annunciato che voteranno a favore dell’operazione, portando con sé un pacchetto complessivo di 155.000 azioni. Il primo, asset manager della Grande Mela con 285 miliardi di dollari in gestione, detiene 115.000 titoli; il secondo, società d’investimento del gruppo Morgan Stanley con un portafoglio da 40 miliardi, ne controlla 40.000.
Ma è l’ascesa di Francesco Gaetano Caltagirone a catalizzare l’attenzione. L’imprenditore romano, che già aveva giocato un ruolo chiave nel rinnovo del cda di Mediobanca nel 2023, ha sfruttato l’ultima finestra utile per aumentare la sua quota, passando dal 7,39% a quasi il 10%. Un movimento che ricorda la strategia adottata due anni fa, quando, in vista dell’assemblea, consolidò la sua posizione per sostenere la lista di Delfin, il veicolo degli eredi Del Vecchio, oggi primo azionista con il 19,81%.
Se i fondi americani hanno già scelto la loro linea, resta invece un interrogativo il voto di Caltagirone, che finora ha mantenuto tutte le opzioni aperte. La sua crescita in capitale, tuttavia, non è passata inosservata, tanto che il presidente di Mps, Nicola Lovaglio, ha parlato di «lati oscuri» nell’offerta su Banca Generali, senza però entrare nel dettaglio delle critiche.
Intanto, sul sito di Mediobanca, gli aggiornamenti al 28 aprile scorso lo davano ancora al 7,391%, ma fonti finanziarie vicine alla banca hanno confermato le anticipazioni de La Stampa sull’aumento della quota. Una mossa che potrebbe rivelarsi decisiva, considerando che, in una partita dove ogni azione conta, gli azionisti di riferimento saranno l’ago della bilancia.




