Mediobanca dice no all’offerta su Banca Generali: la fine di un’era
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Redazione Economia
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L’assemblea degli azionisti di Mediobanca ha respinto, con una maggioranza netta e per nulla scontata, la proposta di pubblico scambio su Banca Generali avanzata dal management guidato da Alberto Nagel. Un voto che, al di là dell’esito negativo per un’operazione specifica, segna una cesura profonda nella storia della finanza italiana, rappresentando simbolicamente il capolinea di quel modello di "capitalismo senza capitali" che per decenni ha caratterizzato l’assetto proprietario di molti colossi industriali e finanziari del paese. Quell’universo, per intenderci, delle public company, dove il controllo era esercitato non da un azionista di riferimento con un capitale consistente ma da un intricato sistema di alleanze e dal mercato stesso.
I numeri dell’assemblea, con un’affluenza del 77,9%, parlano chiaro: i voti favorevoli all’operazione si sono fermati a un mero 35% del capitale, mentre i contrari espliciti, guidati dal gruppo Caltagirone, hanno toccato il 10%. A risultare decisivi, in un gioco di equilibri che ha del politico, sono stati gli astenuti, i quali hanno rappresentato una quota enorme, pari al 32% del capitale. Una neutralità che, in un contesto del genere, equivale a un netto rifiuto e che tradisce la regia di forze economiche e politiche ben precise, le quali hanno preferito un assetto più tradizionale e controllabile.
Le immediate ripercussioni sui listini, con i titoli di Mediobanca e dello stesso istituto triestino in rimbalzo dopo i cali, sono solo la punta dell’iceberg di un risiko destinato a continuare. L’attenzione si sposta ora inevitabilmente sull’offerta su Mediobanca lanciata da Banca Mps, che ha già visto l’adesione della holding Delfin di Leonardo Del Vecchio, in un mosaico che vede nuovi e vecchi poteri forti ridefinire le loro posizioni. La sconfitta di Nagel, un manager spesso definito ambizioso e disinvolto, non è dunque meramente personale ma istituzionale, e certifica il tramonto di quella che un tempo veniva chiamata la "finanza laica".




