Bandiere blu 2026, la riviera ligure tiene il passo mentre Taggia ritrova il suo vessillo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono duecentocinquantasette, con quattordici nuovi ingressi e tre esclusioni, i Comuni italiani che anche per quest’anno, e precisamente per la stagione balneare 2026, possono issare il riconoscimento della Bandiera blu, quello prestigioso programma della Foundation for Environmental Education che, lo ricordiamo, premia non solo la balneabilità delle acque ma un intero pacchetto di servizi e gestione ambientale. Sul podio delle regioni, a dettar legge troviamo ancora una volta la Liguria, la quale, forte di trentacinque località premiate, consolida un primato che la vede davanti a Puglia e Calabria, ferme entrambe a ventisette. E in questo quadro, il dato che più fa discutere lungo la Riviera dei Fiori, o almeno quello che gli addetti ai lavori accolgono con un certo sollievo, è il ritorno in lista di Taggia, località che aveva perso il riconoscimento nelle passate edizioni e che ora, riconquistato un posto nell’olimpo dei “virtuosi”, si affianca ai confermati Bordighera, Sanremo, Riva Ligure, Santo Stefano al Mare, San Lorenzo al Mare, Imperia e Diano Marina, portando a otto i Comuni della zona.

L’Abruzzo e la soddisfazione dell’assessore D’Amario

Scendendo lungo la costa adriatica, non passa inosservata la conferma per l’Abruzzo, capace di mantenere sedici vessilli nonostante la concorrenza e le nuove regole. Ne è convinto il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale con delega al Turismo, Daniele D’Amario, il quale ha commentato il risultato definendolo “straordinario”: nelle sue dichiarazioni, trapela l’idea che la regione abbia trovato una sintesi vincente tra la tutela ambientale, la bellezza paesaggistica e il lavoro quotidiano delle amministrazioni locali, senza dimenticare il ruolo degli operatori turistici e dei residenti. Si tratta di un modello, quello abruzzese, che a suo dire tiene insieme sostenibilità e accoglienza, ed è un modello che, a giudicare dalle classifiche, sembra dare i suoi frutti anche sul piano della promozione territoriale, anche se bisogna ricordare che la classifica generale vede comunque le regioni del Nord ancora saldamente al comando.

I numeri nazionali e il sistema severo della Fee

A livello nazionale, l’edizione 2026 registra un incremento netto di undici località rispetto all’anno precedente, con un totale che sfiora le cinquecentoventicinque spiagge (più ottantasette approdi turistici) e copre circa l’11,6 per cento delle spiagge premiate nel mondo. A decretare questi verdetti è una macchina complessa, spesso poco conosciuta dai bagnanti, ma che coinvolge da vicino una pluralità di enti istituzionali: ci sono i ministeri del Turismo, dell’Ambiente e della sicurezza energetica, oltre a quello dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, e poi l’Istituto superiore di sanità, la Federazione degli Ordini dei Chimici e dei Fisici e il Cnr. Tutti questi soggetti partecipano alla valutazione che, a differenza di quanto si possa pensare, non si limita a guardare i campionamenti delle Arpa, ma esamina parametri legati alla depurazione, alla raccolta differenziata, all’accessibilità delle spiagge e persino alla presenza di piste ciclabili, rendendo il riconoscimento un termometro piuttosto fedele dello stato di salute della gestione urbana costiera.

Castelsardo e il caso sardo delle quattro bandiere

Un discorso a parte merita la Sardegna dove, tra i diciassette Comuni premiati, spicca il caso di Castelsardo, località che ottiene ben quattro Bandiere Blu per il 2026. Non è una circostanza comune, quella di un singolo Comune che può fregiarsi di più vessilli contemporaneamente, e rappresenta una certificazione di qualità diffusa per le sue marine, probabilmente per tratti di costa distinti e ben serviti. La Fee, lo ricordiamo, ha sede in Danimarca ed è attiva in più di settanta Paesi, e il suo giudizio, sebbene tanto agognato, non è mai scontato: ci sono località che restano fuori per anni, come del resto dimostra il caso di Taggia in Liguria o come mostrano i tre Comuni (San Felice Circeo, Patù e Castrignano del Capo) che quest’anno hanno lasciato l’elenco. L’impressione, comunque, è che l’Italia tenga botta: dai numeri emerge un consolidamento delle eccellenze, con la Puglia e la Calabria che inseguono la Liguria, e con l’Emilia Romagna che, pur avendo solo undici località, festeggia il ritorno di Rimini dopo un lungo digiuno.

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