Nuova Delhi prova a forzare il cielo, ma le piogge artificiali non placano lo smog

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una cappa grigia e soffocante, che non accenna a diradarsi, continua ad avvolgere il nord e l'est dell'India, costringendo milioni di persone a respirare un'aria la cui pericolosità è ormai cronica. Dal tre novembre, infatti, i principali centri urbani della regione registrano indici di qualità dell'aria costantemente superiori a 200, un livello classificato come "molto insalubre" che comporta seri rischi, in particolare per la salute dei più vulnerabili, come bambini e anziani. Le concentrazioni di PM2.5, quelle polveri sottili che penetrano in profondità nell'apparato respiratorio, hanno toccato picchi che superano di quaranta volte le soglie di sicurezza indicate dall'Organizzazione mondiale della sanità, trasformando ogni respiro in una potenziale minaccia.

La scommessa tecnologica del cloud seeding

Proprio per far fronte a questa emergenza persistente, le autorità di Nuova Delhi hanno deciso di scommettere su una soluzione tecnologica, seppur controversa e dal costo non indifferente: l'inseminazione delle nuvole. Il principio alla base di questa tecnica, che alcuni definiscono disperata, è relativamente semplice e prevede, attraverso l'impiego di un aereo, il rilascio nelle nubi di sostanze come lo ioduro d'argento. Queste particelle, agendo da nuclei di condensazione, dovrebbero favorire la formazione di goccioline di pioggia più pesanti, innescando così precipitazioni artificiali con l'obiettivo di "lavare" via dall'atmosfera le pericolose polveri sottili. Un esperimento ambizioso, portato avanti in collaborazione con l'Istituto di tecnologia di Kanpur, che ha visto un velivolo Cessna solcare i cieli della capitale per disseminare, letteralmente, la speranza di un'aria più pulita.

I primi tentativi e l'esito deludente

I primi test, tuttavia, non hanno sortito gli effetti sperati. Nonostante le operazioni di cloud seeding condotte martedì, la pioggia tanto attesa non si è manifestata in misura sufficiente a ripulire l'aria, lasciando la città in balia delle sue stesse esalazioni. L'esito, giudicato da molti deludente, ha confermato i noti vincoli scientifici e pratici che limitano l'efficacia di questa pratica, la cui riuscita è strettamente legata a condizioni atmosferiche molto specifiche e non sempre prevedibili. Il ministro dell'Ambiente Manjinder Singh Sirsa, riconoscendo la parzialità dell'insuccesso, ha tuttavia assicurato che nuove operazioni verranno pianificate non appena le condizioni meteorologiche si mostreranno più favorevoli, indicando come la strada delle piogge artificiali non sia stata ancora del tutto abbandonata.

Un problema che resta irrisolto

Il fallimento, seppur temporaneo, di questo tentativo getta una luce cruda sulla complessità di una crisi ambientale che affligge la regione da anni e che soluzioni tampone, per quanto innovative, faticano a risolvere. L'incapacità di generare precipitazioni significative attraverso il cloud seeding riporta l'attenzione sulla natura sistemica del problema, che richiederebbe interventi strutturali e di lungo periodo sulle fonti stesse dell'inquinamento. La cappa grigia su Nuova Delhi, dunque, persiste nonostante lo sforzo tecnologico, dimostrando come la strada per un'aria realmente respirabile sia ancora lunga e irta di ostacoli, alcuni dei quali impossibili da dissolvere semplicemente forzando la mano al cielo.

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