Oro sotto i 4.200 dollari, i raid USA-Iran scuotono le materie prime
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Redazione Economia
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L’oro è sceso sotto i 4.200 dollari l’oncia mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a influenzare l’andamento delle materie prime. La reazione dei mercati è arrivata dopo una nuova escalation militare che ha riportato l’attenzione sullo Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per il commercio energetico globale.
In questo contesto il metallo prezioso ha registrato un netto arretramento, mentre il petrolio ha mostrato una forte volatilità alimentata dall’incertezza geopolitica e dalle possibili conseguenze sulle forniture energetiche. pesceinrete +3
La svolta è arrivata nella notte, quando gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi raid contro l’Iran dopo l’abbattimento di un elicottero Apache al largo dell’Oman.
Secondo le informazioni disponibili, sono state colpite con munizioni di precisione difese aeree, stazioni di controllo a terra e sistemi radar situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz.
L’operazione ha immediatamente riacceso le preoccupazioni degli investitori, che stanno valutando gli effetti di un possibile aggravamento delle tensioni in Medio Oriente sui mercati delle materie prime e sulle prospettive economiche globali. ig +3
Perché il prezzo dell’oro continua a scendere
Mercoledì il metallo prezioso ha perso oltre l’1%, toccando il livello più basso delle ultime undici settimane. A pesare sulle quotazioni sono stati soprattutto il rafforzamento del dollaro e il rialzo del petrolio, due fattori che hanno ridotto l’attrattiva dell’oro.
Nonostante il contesto geopolitico resti particolarmente teso, gli operatori stanno concentrando l’attenzione anche sulle possibili ripercussioni inflazionistiche derivanti dall’aumento dei prezzi energetici, elemento che potrebbe mantenere elevata la pressione sulle decisioni di politica monetaria statunitense. bresciaoggi +3
La fase negativa appare ancora più evidente osservando l’andamento degli ultimi mesi. Dopo aver raggiunto massimi storici superiori a 5.500 dollari alla fine di gennaio, l’oro ha perso oltre il 20% del proprio valore, entrando tecnicamente in una fase ribassista.
Nelle ultime sedute le quotazioni sono scese fino in area 4.130 dollari l’oncia, consolidando una tendenza che ha progressivamente indebolito il mercato.
Particolarmente osservato dagli investitori è stato il passaggio sotto la media mobile a 200 giorni, un riferimento utilizzato per valutare la forza di fondo di un trend nel medio e lungo periodo. capital +3
Petrolio, inflazione USA e attesa dei mercati
Parallelamente al calo dell’oro, il petrolio continua a muoversi in modo instabile. Le tensioni legate allo Stretto di Hormuz mantengono elevata l’attenzione degli operatori, poiché qualsiasi evoluzione sul piano militare potrebbe influenzare direttamente il mercato energetico.
Il rialzo del greggio alimenta inoltre timori legati all’inflazione, una variabile che resta centrale per le decisioni della Federal Reserve e per l’equilibrio dei mercati finanziari internazionali. sky +3
In questa fase gli investitori attendono soprattutto la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense, considerati un passaggio importante per comprendere l’evoluzione delle aspettative sui tassi di interesse.
L’oro continua così a oscillare poco sopra l’area dei 4.150 dollari, vicino ai minimi registrati dalla fine di marzo, senza trovare nuovi elementi in grado di sostenere una ripresa delle quotazioni.
Tra l’incertezza geopolitica in Medio Oriente, il rafforzamento del dollaro e le attese sulla politica monetaria americana, il mercato delle materie prime resta diviso tra pressioni ribassiste e fattori di rischio che continuano a influenzarne l’andamento quotidiano. milanofinanza +3




