Vicky Piria si racconta tra Leclerc, Verstappen e la Ferrari a Monza: "Qui è tutto diverso"
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Redazione Sport
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La Formula 1 non è mai stata solo una questione di tempi sul giro e strategie ai box, ma anche di sensazioni, di atmosfere e di punti di vista che, talvolta, riescono a cogliere sfumature che i cronometri non registrano. Vicky Piria, pilota toscana dal palmares che vanta un passato nelle monoposto fino alla GP3 nel 2012 e che ora commenta le gare per Sky, porta proprio questa prospettiva, affilata da anni di esperienza sul campo e da una passione che non si è mai spenta nonostante il passaggio alle vetture GT nel campionato italiano.
In vista del Gran Premio d'Italia, l'appuntamento più sentito per ogni pilota e appassionato che si rispetti, la sua voce si fa particolarmente interessante: perché racconta il "tempio della velocità" con gli occhi di chi ci ha girato e con la schiettezza di chi non ama i giri di parole, specialmente quando si parla dei protagonisti del circus, da Charles Leclerc a Max Verstappen, passando per la sue Ferrari che a Monza, ammette, vive una dimensione a parte.
Il fascino unico di Monza e l'effetto speciale della Ferrari
La febbre per il Gran Premio d'Italia è ormai un contagio che si diffonde ben oltre i confini dell'autodromo nazionale, riempiendo le tribune e accendendo i motori dei tifosi. E in questo scenario, come spiega Piria, la Rossa di Maranello si carica di un'aspettativa che è al tempo stesso un privilegio e un macigno. "A Monza per la Ferrari è tutto diverso", sottolinea la giornalista e pilota, "si respira un'aria che non trovi in nessun altro circuito del mondo, è il combinato disposto tra la storia, la velocità pura e quel mare di tifosi che ti spinge come un dodicesimo pilota".
Un peso specifico che trasforma ogni curva, ogni staccata e ogni sorpasso in un evento quasi rituale, dove il rosso non è solo un colore ma un'identità collettiva. In questo contesto, le parole di Piria tracciano un ritratto nitido dei due interpreti principali che si contendono la scena: da un lato il talento cristallino e la classe del monegasco, dall'altro la grinta e la determinazione dell'olandese, due modi opposti di intendere lo stesso spettacolo.
Leclerc, il "signore" della pista, e Verstappen tra ironia e rispetto
Quando le viene chiesto di inquadrare i due campioni che si giocano il titolo, Vicky non si sottrae e sceglie parole che dipingono caratteri e stili di guida con precisione chirurgica. "Leclerc è un signore in pista e fuori", afferma, "ha quella eleganza nei movimenti, quella pulizia nelle traiettorie che lo rendono unico, un pilota che sembra danzare con la macchina piuttosto che combatterla".
Una definizione che suona come un elogio alla perfezione tecnica e al savoir-faire che il pilota della Ferrari esprime, specialmente in un tracciato storico come quello brianzolo, dove l'attenzione al dettaglio e la precisione millimetrica fanno la differenza tra il podio e un piazzamento d'onore. Dall'altra parte dello schieramento, il discorso si fa più pungente quando il nome di Max Verstappen entra nella conversazione.
"Lui, invece, mi fa ridere", ribatte Piria con un sorriso che non nasconde una punta di ironia, "ma non fraintendetemi, lo dico con grande rispetto per quello che ha dimostrato di saper fare. Ha una verve, un'aggressività che a tratti è quasi comica, ma che è anche la chiave del suo successo. È uno che non molla mai, anche quando la situazione sembra compromessa". Un giudizio che mette in luce la personalità polarizzante del campione olandese, capace di scatenare reazioni contrastanti ma che, proprio per questo, rende la Formula 1 uno spettacolo avvincente e mai scontato.
La settimana di Monza tra adrenalina, hotel presi d'assalto e filatelia
Il weekend lungo del Gran Premio, del resto, trasforma Monza in una babele di lingue e di attese, dove l'adrenalina non si consuma solo sull'asfalto ma invade anche gli alberghi e le strade della città. Ed è subito un viavai di voci su dove sono alloggiati i piloti, con l'Hotel de La Ville che, secondo gli addetti ai lavori, ospiterebbe un parterre di stelle del calibro di Carlos Sainz, Franco Colapinto, Oliver Bearman, George Russell, Lando Norris, Alexander Albon e Valtteri Bottas, senza dimenticare il presidente e amministratore delegato del Formula One Group, Stefano Domenicali.
Ma l'evento è anche l'occasione per celebrazioni che vanno oltre il cronometro: Poste Italiane, per esempio, ha reso omaggio al "tempio della velocità" con un'emissione filatelica del 2022, in occasione del centenario del circuito, immortalando una fase del secondo Gran Premio d'Italia della storia. Un pezzo da collezione che si aggiunge al ricco mosaico di iniziative che circondano la gara, come la coppa creata dal duo vedovamazzei per l'edizione del 5 settembre 2026, un'opera riflettente che gioca con l'ironia del titolo "Fragile".
Come ha spiegato Stella Scala di vedovamazzei, "di fragile non c'è nulla all'interno, solo a livello simbolico perché la fragilità della vittoria va sostenuta e mantenuta, e non è affatto facile".
Un punto di vista femminile in un mondo ancora troppo maschile
In questo turbine di motori, velocità e celebrazioni, la voce di Vicky Piria si inserce come un elemento di novità e di rottura, portando avanti con determinazione quel punto di vista femminile che in una Formula 1 ancora fortemente declinata al maschile non guasta affatto.
La sua carriera, iniziata sui kart e proseguita tra le formule minori fino al sogno della GP3, le ha insegnato a conoscere i sacrifici e le gioie di questo mondo, e oggi, dal suo ruolo di commentatrice per Sky, riesce ad anticipare per freschezza e schiettezza persino il giovane Kimi Antonelli, destinato a essere una delle stelle future del circus. "Correre è la mia vita e raccontarla è un modo per restare dentro il gioco", racconta, "ma non dimentico mai che siamo in pochi a farlo da questa prospettiva, e questo mi dà una responsabilità in più".
Una responsabilità che la toscana affronta con la leggerezza di chi sa di essere nel posto giusto, senza mai perdere di vista l'obiettivo: continuare a correre, che sia in pista o dietro un microfono, portando con sé quell'entusiasmo che rende ogni weekend di gara unico e irripetibile.
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