Magia di Soulé, Celik resta senza parole: il gol che incanta il Tardini
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Redazione Sport
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Matias Soulé ha regalato al Tardini un momento di pura magia, capace di lasciare a bocca aperta non solo i tifosi, ma anche chi, come Zeki Celik, era in campo al suo fianco. La punizione magistrale dell’argentino, che ha trovato l’angolino perfetto superando la barriera avversaria, ha scatenato una reazione immediata del terzino turco, il quale, portando le mani alla testa, ha espresso tutto il suo stupore. Un gesto spontaneo, che racconta più di mille parole l’impatto di quel gol, frutto di una tecnica sopraffina e di una freddezza rara.
Quello di Soulé, che alcuni hanno paragonato a un’opera d’arte, è stato un tocco di classe che ha riportato alla mente i migliori momenti di Paulo Dybala. La somiglianza, non solo nello stile ma anche nella capacità di decidere una partita con un solo gesto, è apparsa evidente. E se un anno fa Soulé era visto come il possibile erede della Joya, in grado di prenderne il posto nei cuori dei tifosi e nello schema della Juventus, oggi sembra aver ritrovato quella luce che lo aveva reso un predestinato.
La partita contro il Parma, finita 0-1 per la Roma, ha visto Soulé protagonista assoluto, ma non sono mancati altri spunti interessanti. Zeki Celik, ad esempio, ha fornito una prova solida, dimostrando di saper conciliare i doveri difensivi con incursioni offensive, tanto da tentare anche la conclusione, pur senza fortuna. La difesa giallorossa, guidata da Gianluca Mancini, ha mantenuto alta la concentrazione, mentre Rui Patrício, sostituito nel secondo tempo da Svilar, ha gestito l’ordinaria amministrazione senza particolari scossoni.
Dybala, dal canto suo, ha vissuto il gol di Soulé con un misto di gioia e sollievo. Il tocco subito da Varela sul ginocchio aveva fatto temere il peggio, ma le rassicurazioni di Claudio Ranieri hanno fugato ogni dubbio: “Paulo sta bene, il dolore sta svanendo ed è pronto per il Porto”. Una notizia che, unita alla prestazione di Soulé, regala alla Roma un’atmosfera positiva, quella stessa che aveva accompagnato l’arrivo dell’argentino nella capitale, quando era stato accolto come il fratellino minore della Joya.




